Mai dire Deux Alpes



E' desiderio di tutti cercare di passare allegramente il capodanno: persone di vario carattere, dallo sciatore convinto, al baccagliatore incallito, al tenero dormiglione si incontrano nei mesi che seguono l'estate per cercare di organizzare una festa di capodanno tutti insieme. La storia che vi narrerò parla di una settimana bianca organizzata da alcuni amici nel dicembre 1994

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Tutti gli sforzi fatti per organizzare d'amore e d'accordo una vacanza insieme nelle settimane precedenti capodanno sembrarono vanificarsi all'improvviso quando Marco e Beppe decisero che l'ora di partenza sarebbe stata le 6:00 di mattina. Nelle loro intenzioni, questo serviva per evitare la probabile coda: poiché i due furono inamovibili e resistettero al coro di "siete pazzi" e "perché accidenti occorre alzarsi così presto", e visto che la coda effettivamente non fu trovata, non ci fu modo di smentire la loro posizione. Così, alle prime luci dell'alba, i sette arrivarono a Les 2 Alpes (nome complicato per indicare un posto infido dove non c'è mai il sole e se anche c'è scompare appena qualcuno pensa di indossare sci e scarponi).
Il posto era stato scelto da una vasta rosa che spaziava dalla Francia al Trentino; i parametri principali per la scelta erano stati: numero delle discoteche sul suolo comunale, altitudine degli impianti sciistici, numero e quantità degli alcoolici che si potevano assumere in una notte, possibilità di conoscere uomini e/o donne e, per ultimo, bellezza e amenità dei luoghi e del clima.
Il viaggio aveva visto (in ordine di arrivo): Beppe e Marisa su Fiat Tipo con portasci-pacchi e ruote lisce, Carlo e Luca su Fiat Punto, Marco, Irene e Dario su Volkswagen Golf Europe (quelli di "The Final Countdown"). Il secondo nome della Golf era particolarmente appropriato in quanto ad ogni pozzanghera innevata sita in curva i passeggeri si domandavano quanto avrebbe resistito Marco prima di montare le catene. La cosa che aveva stupito Dario all'inizio era stata il vedere che Marco accendeva ripetutamente il lunotto termico anche se il vetro posteriore dell'auto era completamente coperto dai giacconi e dai bagagli: probabilmente, aveva pensato, lo fa per riscaldare i giubbotti. E infatti, dopo qualche minuto, Marco prese il suo berretto di lana dalla cappelliera e lo indossò (tenete a mente questo berretto).
Dario ricordò anche che gli "amici" di Marco narravano spesso di una leggenda secondo la quale una macchina con marmitta catalitica non si può far scaldare da ferma perché si rovina, né si può mettere in movimento prima che si sia scaldata per motivi analoghi. In quel momento, tuttavia, Dario non riusciva a ricordare a che proposito quella leggenda si collegasse con Marco e la sua Golf: si rese conto solo dopo qualche minuto che nella macchina si era creata un'atmosfera simil-nazista e che questo gli confondeva le idee. Le spiegazioni potevano essere diverse: o l'autoradio disponeva di un traduttore simultaneo italiano-tedesco, perché tutte le canzoni ora uscivano in questa lingua, oppure qualcuno aveva sintonizzato una stazione proveniente dalla nobile terra di Germania: più semplicemente, dopo un po' Irene sciolse il mistero rivelando che in quel momento stavano ascoltando una sua cassetta di rock tedesco.
Dopo qualche amena discussione sul come dividersi nelle 2 stanze, dove ognuno esprimeva pareri come "Io non voglio assolutamente stare con quello lì", "Vogliono che facciamo i lavori di casa come due servette", "Vorrai mica farmi stare con la mia ex?", "Dopo una settimana con lui diventerete matti", "Bè, allora tiriamo a sorte? No, per carità", i sette si recarono nelle rispettive camere, sistemando gli sci, la miriade di bagagli, e riaprendo la filiale di Auchan allestita pochi giorni prima con un grosso investimento presso il grande magazzino. Per la prima cena, tutto andò benone, a parte il fatto che Carlo si versò dell'aceto (messo in una bottiglia da vino) nel bicchiere, lo diluì con l'acqua e lo bevve... Dal canto suo Irene, accortasi che mancava la caffettiera, si ingegnò nel costruire una macchina alternativa per fare il caffè lungo con i filtri (vediamo se indovinate di che nazione è tipico questo caffè?), però riuscì a ricevere pochi elogi e parecchi insulti, tra i quali quello di Beppe, notoriamente sincero (...il caffè? Mah, magari lo prendiamo dopo al bar...).
La prima sera a Les 2 Alpes fu trascorsa, dopo cena, giocando a Trivial Pursuit, laddove Carlo si dimostrò un genio in quanto conosceva a memoria tutte le domande, mentre Luca si dimostrò un ignorante totale. Per ripicca, allora, Luca andò a dormire con una sciarpina di lana che suscitò ilarità in tutti: i sei non seppero mai se quella sciarpa gli ricordava qualche donna o se lo faceva per il freddo... sta di fatto che egli russò per tutta la notte.
Il primo giorno sugli sci cominciò ad un'ora comoda (rispetto a quando erano partiti da Torino, sembrava tardo pomeriggio). Tutti erano muniti di sci, compresa Marisa che li aveva affittati il giorno prima. La visita del giorno prima presso l'agenzia viaggi era stata in effetti produttiva in tutti i sensi, in particolare per le casse dell'agenzia: oltre all'affitto degli sci, la vecchia marpiona dell'agenzia (tenete a mente questa marpiona) aveva sbolognato ai sette amici: una sequenza di ski-pass settimanali del tutto inutili, viste le condizioni del tempo presenti e future; una raffica di corsi di sci teorici e pratici (che solo Luca e Dario rifiutarono); infine, il proprio corpo, che pochi accettarono. In particolare, il corso di sci si dimostrò piuttosto "curioso": il maestro di Irene era solito fare due ore di corso intervallate da due ore di "riposo" in camera con una allieva a scelta. Lo stesso maestro apostrofò più volte Beppe, Carlo e Marco, oltre a Irene stessa con insulti vari, che Beppe definì "un po' scurrili"; inoltre, consigliò a Marco di buttare via i propri scarponi nel primo container del paese, appena finita la lezione. Questo personaggio definì anche schiappe i migliori sciatori italiani, augurando loro sciagure e cadute come punizione per la loro incapacità.
La metodologia usata da questa scuola di sci risultava essere alquanto originale: era un corso di sci a eliminazione, ossia ogni giorno veniva liquidato uno dei partecipanti. I maestri spingevano gli sciatori a non usare le racchette e a non muovere le gambe, ma solo piedi e mani: a vederli pareva che stessero ballando un ballo post-Cure o tardo-Guns 'n' Roses. I ritmi di lavoro furono comunque rispettati: il secondo giorno una ragazza aveva i legamenti spezzati, il terzo giorno Marco si stufò di essere insultato e abbandonò il corso, il quarto giorno un'altra ragazza sentì il lobo dell'orecchio strapparsi durante l'inserimento dell'auricolare dell'interfono.

Quel che resta del ghiacciaio

Tornando alla giornata sulle piste, coloro che già conoscevano le 2 Alpes avevano avvisato gli altri sul freddo del ghiacciaio e sul forte sole ivi presente. Spaventati da questi consigli, Dario partì per l'ovovia con 3 maglie di lana ed un berretto in tasca, tuta da sci, occhiali a maschera, fascia per le orecchie, calze in alpaca, guanti da -34° e altro ancora, mentre Marisa si mise la crema solare protezione 8, per potersi gustare i -11° del ghiacciaio e la nevicata senza problemi di scottature... Marco indossava il suo berretto di lana. Giunti sul ghiacciaio, i cinque ragazzi sciarono per pochi minuti insieme, poi si persero nella nebbia; Marisa era ipnotizzata dal maestro di sci e continuava a parlare di papaveri e mele nell'interfono, muovendosi in tondo davanti al rifugio, mentre Irene era stata rapita due ore prima da un altro maestro e, poiché non si era più vista, ci si aspettava ormai una richiesta di riscatto.
Verso le quattro, comunque, tutti tornarono in paese e in breve furono a casa. Ci fu a malapena il tempo di fare una frugace (neologismo che, secondo Beppe, significava frugale ma anche fugace) merenda e l'incubo del maestro di sci rifece capolino, sotto forma di corso teorico: Luca e Dario rimasero soli dalle sei alle otto e mezza, aspettando speranzosi che qualcuno tornasse per poter finalmente cenare. In questo tempo morto, che oltretutto si ripetè per tre sere, Dario e Luca ebbero modo di esplorare meglio la loro amicizia, parlando della gente che avrebbe dovuto raggiungerli a Capodanno. Il discorso fu poi affrontato dall'intero gruppo a cena.
L'ora di cena è tradizionalmente un momento di unione per le persone, e per i nostri amici era anche l'unica parte della giornata in cui si vedevano: era inoltre il momento in cui ognuno dava il meglio di sé, in particolare Marisa, della quale divennero famosi alcuni consigli fondamentali in cucina. "Le patate vanno bollite senza buccia, altrimenti prendono un gusto amaro" diceva spesso, e anche "Per friggere usiamo solo olio di semi, e per l'insalata quello di oliva ma non extra-vergine", "Non agitare il sugo... bè, adesso aprilo lontano da qui", "Costano care le buste per il pane, in Francia... almeno credo, io non so il francese e vado a Naso...", "Dai, grattatevi la crosta (porgendo il parmigiano)".
Anche Beppe cercava di dare una mano, preparando gli ingredienti per cucinare: era solo un po' troppo meticoloso, in quanto a chi gli chiedeva di prendere il latte intero rispondeva "Perché, c'è anche quello rotto?", e si domandava spesso "Il vaso delle olive perde? o pareggia? o forse vince?". Luca usava invece i suoi superpoteri, derivantigli dal ciuffo di capelli, per schivare il lavaggio dei piatti: gli bastava guardare magneticamente le due ragazze per convincerle a lavare i piatti al posto suo, quando era il turno.

Chi non balla Carlo è

Dopo cena (a mezzanotte) il gruppo si decise a uscire per andare in qualche locale, magari in discoteca. Luca spingeva questa idea in quanto non voleva essere di nuovo umiliato a Trivial da Carlo. Quest'ultimo, quando veniva il momento di uscire alla sera, chiedeva le chiavi di casa a Beppe e cercava di correre a dormire prima che qualcuno si accorgesse della sua assenza: sapendo questo, Luca cominciò a prenderlo in giro ripetutamente; dopo un po' passò agli insulti, ma Carlo stava ormai già dormendo.
Riuscirono comunque, la prima sera, a uscire tutti insieme per vedere che cosa offriva Les 2 Alpes (basta, mi sono stufato perché è troppo difficile da leggere e da scrivere: d'ora in poi lo chiamerò Ledesalp): Beppe si dimostrò il più ferrato, anche perché aveva passato a Ledesalp gli anni più belli della sua giovinezza. Passavano davanti alla discoteca l'Avalanche e Beppe raccontava che l'anno prima avevano pensato di organizzare il cenone lì; davanti al locale brasiliano, Beppe raccontava della coda che sempre si formava davanti all'ingresso; conosceva inoltre una breve storia di tutti i pub e le birrerie, ma il suo pezzo forte era il Rodeo, locale simil-western la cui attrazione principale era un toro meccanico cavalcato solitamente da ragazze (tenete a mente questa simbologia). Poiché in quella prima uscita serale i sette non riuscirono ad entrare in nessun locale vista l'ora tarda e la stanchezza della prima sciata, furono costretti ad imbavagliare Beppe per poter passeggiare in pace ed evitare che lui narrasse all'infinito la storia dei locali di Ledesalp.
Il risveglio del secondo giorno fu sereno. Si prevedeva il ritorno progressivo del sole dopo mezzogiorno e infatti le previsioni furono rispettate: il sole splendette sul ghiacciaio dalle 12:00 alle 12:01, per poi progressivamente scomparire dietro le nuvole. Die sieben Freunden frühstückten im ihren Zimmern... scusate, è stato un improvviso attacco di Irenite, dicevamo, i sette amici fecero colazione nelle rispettive stanze e subito dopo si persero nuovamente nella nebbia degli impianti sciistici. Per cercare di disorientare gli allievi dei corsi, i maestri di sci cambiavano ogni giorno gli orari delle lezioni, in maniera che questi non potessero in alcun modo organizzare una controffensiva nei confronti della scuola: per il secondo giorno, per esempio, Irene ebbe la lezione dalle 15 alle 17 e giunse a casa alle sei passate, ringraziando con parole gentili il suo maestro di sci per la comprensione dimostrata.
Marisa aspettò la sua amica prima di recarsi al corso teorico, mentre gli altri, berretto di lana compreso, erano già partiti (tranne, come già visto, Dario e Luca): non avendola vista per tutto il giorno non aveva potuto rivolgerle tutte le domande che per contratto doveva farle ogni giorno, durante la vacanza. Quando Irene arrivò, e fino a quando tornarono a casa nella notte, fu un turbinare di "Irene, come è andato il corso?", "Irene, hai fame?", "Irene, come ti vesti oggi?", "Irene, che calze ti metti stasera?", "Irene, stai inspirando o espirando?", "Irene, andiamo a dormire?", "Irene, stai dormendo?".
Poiché la seconda serata aveva visto tutti i nostri amici in giro fino a tardi (per Carlo era praticamente già mattino), la mattina di giovedì registrò le prime defezioni. Dario pensò bene di sfruttare il primo (e unico) giorno di sole per non sciare e cincischiare a casa; Irene e Marisa si alzarono tardi e si limitarono a fare solo una breve sciata. Solo Luca dimostrava di poter fare a meno di dormire, passando dalle 5-6 ore delle prime notti alle quattro, tre e anche due delle ultime notti (non si confondano, a questo proposito, le ore passate a letto con le ore di effettivo sonno).
In serata giunsero a Ledesalp Gianni e Pinotto... no, volevo dire Roberto e Davide, che tutti aspettavano su una Punto e invece si presentarono con una Uno e 45 minuti di ritardo. A questo proposito possiamo spiegare come si era poi risolta la disputa sugli ospiti di capodanno: Beppe aveva telefonato a diversi amici e amiche di Torino invitandoli sommariamente a venire su, e al minimo segno di incertezza li aveva congedati con un "bè, allora buon anno" (o, più strafottente, bonne annèe). La linea di condotta di Beppe era perfetta per uno che voleva dormire comodo nei piccoli appartamenti a disposizione, ma era in contrasto con la linea scopereccia di Luca che mirava invece a portare su un certo numero di donne, o almeno una donna che si fa certi numeri. Irene e Marco fecero del loro meglio per invitare tutti gli amici che si erano mostrati disponibili, e alla fine si giunse alla conclusione che Roberto e Davide (amici... no, è sufficiente colleghi di Carlo), le tre ragazze di Volpiano con due loro amici e Filippo (dulcis in fundo) avrebbero passato il capodanno insieme ai vacanzieri della montagna.
Il giovedì e il venerdì passarono comunque benone insieme ai due nuovi amici, che vennero subito messi sotto a lavare piatti e bicchieri. Loro due cercarono di sciare, il venerdì, ma il tempo non glielo permise: infatti Dario aveva pensato di sciare quel giorno, e le nuvole si erano comportate di conseguenza... Anche l'indomani, il sole che splendeva al mattino presto scomparve quando Dario si svegliò dopo la lunga notte in discoteca, per lasciare il posto alla nebbia quando egli indossò sci e scarponi, per poi sfociare in tormenta a mano a mano che Dario si avvicinava al ghiacciaio (coincidenza?). Ci furono comunque due serate in discoteca dove i più scatenati poterono ballare per ore e Marco potè confrontare il proprio berretto di lana con quello di altri ragazzi.

Tutti gli uomini di Paola

All'arrivo della vigilia di capodanno corrispose l'arrivo di tutti gli altri amici. Paola, Simona e Federica arrivarono insieme a Paolo, carichi di bagagli e di leccornie per il cenone; Filippo arrivò insieme a quattro olandesi strafighe che però nessuno vide in quanto erano andate a sciare immediatamente, nel pomeriggio. E Gianluca, il quinto amico di Paola & c.? Bè, lui faceva parte di quel gruppo di persone che aveva appreso la notizia dell'avvenuto fidanzamento tra Paola e Paolo con distacco (si era distaccato, infatti, dal gruppo di vacanzieri); altri (ma cosa dico altri...) preferirono tentare la terapia d'urto chiedendo direttamente a Paolo se era possibile usufruire di Paola durante la notte di permanenza a Ledesalp; Marisa rimase disorientata da questa nuova coppia e cominciò ad emettere frasi del tutto incoerenti con la sua filosofia dei giorni precedenti, tipo "Vado io a dormire di là, non ho problemi anche se sono tutti maschi". Il contratto che la legava a Irene sembrava dissolto nel nulla.
Il cenone si svolse benone (che rima, ah, ah) e dopo il brindisi ci fu il Lecce... perdonate questa parentesi, ma Beppe si è temporaneamente impadronito del racconto. Dicevamo che dopo la mezzanotte i nostri amici, ormai in quindici, uscirono per il paese. Marco indossò il berretto di lana, e Dario lo scolapasta come elmetto per proteggersi dai botti che secondo i vacanzieri dell'anno prima (Carlo, Beppe e Marco stesso) avrebbero imperversato nei cieli e nelle strade di Ledesalp. Non c'erano dubbi: come sospettato, si trattava di una fesseria e infatti l'atmosfera del paese era calma e si sentivano solo caldi auguri di buon anno tra persone felici... a parte un paio di cecchini che tiravano palle di neve sulla coda di persone che aspettava di entrare nel locale brasiliano.
Alle tre e mezza tutto sembrava passato, così alcuni decisero di andare a ballare, mentre altri rimasero ancora un po' in casa a parlare e cantare. Dopo un altro po' di tempo furono tutti a dormire, compreso Beppe che aveva girato per un po' in mutande in mezzo alle ragazze della sua stanza. La notte, tuttavia, aveva portato fortuna (chiamiamola così) a Luca, il quale era stato baccagliato in discoteca dalla vecchia marpiona dell'agenzia, ed era poi andato a far colazione a casa sua: l'elemento che aveva convinto Luca nel suo giudizio su questa ragazza era stato un tatuaggio che lei portava sulla schiena, tatuaggio raffigurante una donna che cavalca un gattopardo. Quando Beppe seppe (altra rima, ah, ah) dell'avventura di Luca, pacatamente sottolineò che la ragazza con cui aveva passato la notte era in fondo un po' troia. Poi però, viste le proteste di Luca, volle vederci chiaro e allora prese il depliant dell'agenzia e scoprì, scritta in piccolo, la seguente dicitura: "L'iscrizione dà diritto a una ciulata gratis con una nostra addetta." "Mah", pensò Beppe come al solito, "magari facciamo un'altra volta", e così non sfruttò questa opportunità.
Marisa il mattino dopo era piuttosto malridotta: durante il giro per il paese era infatti scivolata su un lastrone di ghiaccio e questo le aveva valso un soprannome degno di Balla coi lupi, ossia Botta-Di-Culo. L'artefice di questo soprannome era stato Pinotto, ossia Davide. Anche Marisa, comunque si recò sulle piste: Filippo era già partito dal mattino presto, per essere sicuro di incontrare le quattro olandesi, e anche gli altri ragazzi erano andati a sciare. Dario, invece, era stato stroncato dalla maledizione di Ledesalp, e si era beccato un forte raffreddore improvviso. Nonostante questo, l'effetto sfiga ebbe nuovamente luogo: appena Dario pensò di fare un giro per il paese soleggiato, dopo pranzo, il cielo si rannuvolò improvvisamente e incominciò a nevicare.
Il giorno di capodanno vide i dieci amici di nuovo insieme nel tardo pomeriggio: qui, chi non voleva ascoltare Luca che raccontava della sua notte brava, aveva incominciato a fare i bagagli, o a rifare i letti, oppure in mancanza di altre alternative si era chiuso nel cesso. Per l'indomani mattina, comunque, tutto fu pronto per partire alle dieci come convenuto.

Un uomo, un perché

Nonostante avessero acceso una candela a S. Marco delle 2 Alpes, affinché egli portasse il bel tempo per il viaggio di ritorno, la mattina del due c'era un tempo da lupi (come al solito, in pratica). Non sarebbe stato dunque possibile fare la strada del Monginevro per tornare a Torino: Marco aveva già pronta la sua alternativa che consisteva nel tragitto Grenoble-Parigi-Berlino-Monaco-Vienna-Milano, una strada dove sicuramente la neve non li avrebbe fermati. "Passare dal Frejus potrebbe essere un'idea valida, ma è troppo rischioso", diceva: "domani io devo lavorare".
Invece, appena abbandonato il posto infido, il sole rifece capolino e si capì che la strada più breve, quella dell'andata, si poteva percorrere perfettamente. Beppe confiscò la macchina fotografica di Marisa, la quale all'andata faceva le foto col flash dalla macchina e ad ogni flash Beppe inchiodava pensando che si trattasse di un autovelox. Filippo partì ancora una volta da solo in cerca delle olandesi strafighe, poi però dovette fermarsi e caricò soltanto una "tedesca" strafiga. Arrivarono in tangenziale per le quattro, poi Beppe scomparve e la vacanza terminò qui.

Un beau et long narration
da G.Dar 3/1/95

P.S. A vacanze finite, il maestro di sci continua comunque a mietere vittime: dopo solo un giorno Beppe è corso a buttare via i propri scarponi e a comprarne di nuovi. Luca ha cercato di ottenere la cittadinanza francese, ma purtroppo non gliel'hanno data.