nel tentativo di costruire comunque qualcosa di positivo su una storia che è stata stroncata in maniera molto dolorosa prima ancora di incominciare, ho deciso di scrivere alcune righe.
Vorrei almeno riuscire ad esprimere quello che ho provato per lei, quello che ho sognato e ciò che ho sofferto cercando di starle vicino, in quei mesi... capire perché "lei" mi piaceva così tanto e perché adesso sto pensando che non avrebbe dovuto finire così.
Ne uscirà fuori un racconto probabilmente mieloso e strappalacrime (anche perché di lacrime ne ho versate veramente tante...).
1/6/95
Era mia abitudine, quando alla sera non avevo niente da fare, di mettermi a scrivere sul diario... ossia sul computer. In genere annotavo solo le uscite degli ultimi giorni e le persone con cui avevo trascorso il tempo libero: se però ero ispirato da qualche ragazza, aggiungevo qualcosa del mio stato d'animo. E in quel periodo scrissi davvero molto su Laura...
Gli eventi delle ultime settimane erano stati abbastanza vari.
Da un lato, io e Laura avevamo incominciato a sentirci spesso e a volte, visto che arrivavamo entrambi dalla stessa parte di Torino, ci incontravamo a metà strada per poi proseguire con una sola macchina. Altre volte, invece, capitava che giungessimo tutti e due un po' prima degli altri alla scuola che rappresentava il punto di incontro della nostra compagnia: e così chi arrivava ci vedeva spesso insieme da soli, con conseguente fioritura di pettegolezzi.
"Allora, come va con Laura?", mi domandò un martedì mattino Giorgio, quando ci incontrammo davanti alla Camera di Commercio, in centro. Si riferiva al fatto che lui e la sua ragazza, Cristina, ci avevano dato un passaggio per tornare alla macchina di Laura dalla cremeria in cui avevamo passato la domenica pomeriggio.
Ricordo che Laura stessa mi disse che, in una recente telefonata con Simona, quest'ultima era sembrata contrariata dal fatto che io e Laura arrivassimo con la stessa macchina: era stato uno dei piccoli elementi che ci avevano portati un po' più in confidenza. Io infatti avevo assicurato Laura che non avevo da pensare che Simona potesse essere in qualche modo gelosa di lei, né d'altro canto questo mi poteva importare più di tanto. E lei aveva assicurato Simona che tra noi due non c'era nulla.
Aveva contribuito ad avvicinarci anche, sempre a proposito di libri, il fatto che lei fosse rimasta piacevolmente sorpresa dallo scoprire che io avevo scritto dei racconti, in passato. Gliene diedi un paio da leggere e lei li lesse in meno di tre giorni, e fu anche così brava da telefonarmi apposta per dirmi che aveva appena terminato la lettura e che mi avrebbe scritto un suo commento. Il commento in realtà non fu molto benevolo... ma io non mi aspettavo nulla di più: sapevo che si trattava di romanzi abbozzati, senza grandi pretese. Quello che però mi aveva fatto molto piacere era che lei si fosse interessata ad essi come a un libro vero.
Quanto tempo sembrava passato da quando, il giorno prima della partenza per le vacanze dell'anno prima, le avevo timidamente telefonato per salutarla e per dirle di salutare gli altri amici che lei sentiva più spesso!
"Comunque, sai, lui dice di essere davvero innamorato di Chiara, dice che lei è la donna della sua vita e che ci tiene moltissimo. Ed in effetti si comporta in maniera diversa dal solito" mi disse Laura per telefono qualche giorno dopo quel lunedì al calcetto.
"Mah, tu dici... Per quanto lo conosco, e anche tu lo conosci abbastanza, mi sembra che faccia così con tutte", le risposi. Avevo sempre ben chiare quelle parole che Michele aveva detto a Laura appena si erano conosciuti, la settimana dopo che Laura era giunta nella nostra compagnia: "sai, io sono il playboy della zona". Quando Laura ce lo aveva raccontato, io avevo pensato che una ragazza come lei non sarebbe mai stata granché amica di uno come Michele... e invece dopo poco tempo girò la voce che uscivano insieme. Queste voci furono sempre smentite da Laura che diceva che lui era solo un suo amico come tanti, che gli aveva spiegato di non farle proposte di nessun tipo se voleva che lei fosse sua amica. Io, come sempre, mi fidavo di quello che Laura diceva: era una delle poche persone della cui coerenza ero convinto fermamente.
Continuai ribadendo il mio punto di vista su questa storia di Michele e Chiara, che ormai era divenuta leggendaria nella compagnia. "In ogni caso, non mi sembra granché bello nei confronti di Marco. Lei dovrebbe innanzitutto decidersi... e poi, secondo me, Marco è decisamente migliore di Michele."
"Io non dico di pensarla come lui, lo sai: io non mi comporterei come lui. Però lui fa bene a fare così, se ne è convinto e se anche lei lo è. Anche a me dispiace per Marco, però non me la sento di farne una grossa colpa a Michele", ribatteva Laura.
Michele era esattamente il tipo che ci provava con tutte, appena le conosceva. In particolare, aveva un modo di fare pazzesco che in qualche maniera lo metteva davvero in grado di comportarsi come il "playboy" per eccellenza. E spesso accadeva che tra noi ragazzi ne parlassimo con un pizzico di invidia, visto che in qualche occasione la sua parlantina sarebbe tornata utile a ciascuno di noi: poi però, a volte mi capitava di conoscere ragazze come Laura, o come un'altra Laura che avevo conosciuto in passato, che mi stimavano anche solo per come ero, e questo mi rincuorava.
Ciò non cancella comunque la sensazione che se Laura e Michele non fossero diventati così amici sarebbe stato meglio...
Negli ultimi giorni, oltretutto, lui l'aveva eletta a suo consulente matrimoniale per quel che riguardava Chiara, la sua più recente fiamma. Con Chiara in realtà Michele aveva superato se stesso: stava cercando di avere una storia (come diceva Laura, con un pizzico di imbarazzato disgusto, "a lui interessa portarsele tutte a letto") con una ragazza bionda che da tempo usciva con Marco, quello della casa in collina. La cosa sembrava ricambiata e questo fatto scagionava in qualche modo Michele dalle sue colpe, agli occhi di tutti e soprattutto di Laura.
Comunque, quando io e Laura ci trovavamo a parlare da soli, Michele non era per fortuna l'unico nostro argomento di conversazione: anche se, soprattutto le prime volte, era stato un buono spunto iniziale, come parlare del tempo. Di computer con lei non ne parlavo granché, come con tutte le ragazze... ne avevamo parlato inizialmente, quando ci si era conosciuti e si era parlato del lavoro che facevamo. Laura mi aveva raccontato di avere un computer, che usava per le sue traduzioni, ma con il quale, comunque, non aveva un buon rapporto.
Una sera, tuttavia, accadde che Laura arrivò in compagnia disperata perché la tastiera del suo computer aveva cominciato a dare i numeri! Quando seppi della cosa, le proposi di portargliene una di ricambio l'indomani, e lei accettò. Sembrò molto contenta della cosa, con quel suo modo di essere riconoscente verso chi le faceva qualche (sia pur piccolissimo) favore, che le dava anche un certo tono di dolcezza al di là del suo noto "decisionismo". Qualche tempo dopo, la sua stampante rimase senza nastro e lei venne direttamente da me perché la aiutassi a sostituirlo... Erano piccole cose che mi riempivano di gioia: vedere che lei in qualche modo pensava a me, poter usare qualcosa del mio mondo per aiutarla se ne aveva bisogno. In realtà, gli uomini timidi spesso si esaltano quando riescono a fare qualcosa per una ragazza che sta loro a cuore, ma difficilmente tutto questo riesce a lasciare una traccia nel cuore di lei: probabilmente, è più profonda la traccia che la sua vecchia tastiera ha lasciato qui nella polvere dello scaffale accanto al mio computer, da dove la posso scorgere anche adesso.
Laura usava il computer per le sue traduzioni, soprattutto dal tedesco. Era il suo lavoro e anche la sua passione, come già abbiamo visto. Si era laureata in lingue due anni prima con un eccellente 108, e aveva poi trascorso parecchio tempo in Germania.
La stessa sera in cui avevo parlato a Laura dei miei racconti, eravamo passati da casa sua in modo che lei potesse prendere la sua Clio, per non dover obbligare nessuno ad accompagnarla a casa dopo cena. Era la prima volta che andavo a casa sua, e con noi c'era anche Roberto. Lei aveva incominciato a mostrarci delle sue foto, ed in particolare ce n'era una che la ritraeva a Norimberga e sebbene fosse di soli tre o quattro anni prima, là sembrava dimostrare sedici o diciassette anni al massimo! Laura diceva sempre che tutti le davano molti meno anni di quelli che aveva in realtà, e quella foto era una delle prove più evidenti di questo fatto. Le altre foto che Laura ci mostrò quella sera (parecchie, in verità) parlavano quasi tutte della Germania, da Hannover a Monaco... di quelle fatte in Liguria durante la più recente vacanza con il suo ragazzo tedesco lei mantenne un certo riserbo.
Tutto questo parlare di Germania aveva ridestato dentro di me la vecchia intenzione di imparare un po' di tedesco. Ci avevo già provato qualche anno prima, quando ero andato in vacanza un paio di volte in Germania, ma poi avevo lasciato perdere. Questa volta, con una maestra come Laura, ero convinto di potercela fare, di arrivare a conoscere davvero un po' di quella lingua, in maniera da affiancarla al mio discreto inglese.
Lei era davvero molto presa da questa sua passione per il tedesco, e quando le dissi che mi sarebbe interessato riprovare a studiarlo un po', mi sembrò molto contenta di poter parlare con qualcuno della sua amata Deutschland. Mi promise che mi avrebbe portato qualcuno dei test che faceva fare ai suoi alunni, e qualche settimana prima di Natale mi diede anche una piccola traduzione da fare.
"Ma lo stai studiando solo perché ti piace Laura?", ben presto mi chiesero Silvia e Paola, due ragazze della compagnia che avevano anch'esse studiato tedesco. E fu fin troppo facile rispondere loro che era merito di Laura se stavo imparando molte cose così in fretta.
Silvia, la ragazza di Peter, si stupiva sempre, quando mi vedeva imparare a memoria così in fretta un mucchio di cose, dai numeri di telefono alle targhe delle auto dei nostri amici.
"Paolo, ma sei una cosa... pazzesca!", mi disse la sera in cui Laura mi diede quella traduzione da fare e, mentre gli altri parlavano dell'ennesima partita a calcetto, mi aiutava a superare i punti più critici. Era una ragazza dal modo di fare così "innocente", e mi trovavo molto bene a parlare con lei: mi sembrava che mai, in quello che lei diceva, ci potesse essere qualche falsità o doppiezza. Così, anche se l'ironia sul fatto che io studiavo tedesco solo per poter stare vicino a Laura mi dava un po' fastidio, non me la prendevo affatto con Silvia: mi dava un po' più fastidio la sensazione che altri, come la sua famosa Linda, pensassero la stessa cosa.
Linda era il genere di ragazza che si poteva quasi considerare l'equivalente di Michele in campo femminile. Mai, dico mai, avrei pensato che Laura potesse diventare la sua amica del cuore o, come Linda diceva spesso, la "mia nuova sorellina". Ma forse, se avessi valutato come l'istinto mi suggeriva quella scena di fine agosto in cui Linda si era presentata con il chiodo, anfibi e una mini nera, annunciando "stasera la mia sorellina dorme a casa mia", avrei provato meno tristezza nei mesi successivi. Eppure non potevo, non volevo credere che Laura fosse diversa da come la vedevo io.
"Mi piace davvero Laura, sai? Secondo me è una bravissima ragazza" dicevo un po' a tutti i miei amici sperando, come si fa in questi casi, che nessuno glielo dicesse ma che comunque tutti ne parlassero. Ma molti miei amici mi dicevano delle cose un po' diverse.
"Secondo me è una che non è mai uscita di casa... e adesso si trova Michele che la imbambola con i suoi discorsi e Linda che le fa conoscere la vita e le discoteche" diceva Gianfranco, pregandomi di pensare a qualcun'altra. Della stessa cosa erano convinti anche altri: quando le vedevamo arrivare insieme, entrambe in tenuta da discoteca, tutti avevano l'impressione che Linda avesse clonato se stessa sulla sua amica.
E io passavo il tempo a ripetermi che Laura, con quel viso angelico, non poteva essere fatta così.
Ce n'erano almeno tre o quattro di tizi che andavano dietro a Laura, negli ultimi tempi. Oltre a Michele, infatti c'era un piccolo numero di ragazzi che veniva nella nostra compagnia praticamente solo quando si vedevano ragazze nuove: io non penso di averli mai considerati miei amici. Ricordo che a turno, ognuno di loro prendeva Laura in disparte e le proponeva di volta in volta una festa, una cena e così via. E Linda, la sua amica, era molto contenta di questo andazzo, in quanto le piaceva fare la parte della ragazza contesa e trascinava Laura in questo giro.
Io ero fermamente convinto che Laura si trovasse bene con me, anche se non ero l'unico suo amico, e pensavo che prima o poi avrei rappresentato qualcosa di speciale per lei: per questo, e anche per la mia indole, non mi inserivo nella mischia dei suoi contendenti. Avevo la sensazione che Laura fosse una ragazza coerente, che difficilmente avrebbe deciso di uscire con uno di quei ragazzi che, per come li conoscevo io, non avevano nulla in comune con lei né la attraevano in particolare.
"In fondo, se lei preferisce Michele a te, non ti merita", dicevano in compagnia quando mi vedevano un po' giù. Però parecchi tra i miei amici facevano comunque il tifo per me e speravano che alla fine io riuscissi a conquistare Laura, come quella sera in cui c'erano da una parte Laura e Linda che volevano andare a tutti i costi a ballare, mentre gli altri della compagnia erano più propensi ad una semplice birreria. Giorgio mi prese da parte e mi disse "Vai con loro, che t'importa del resto...", e lo ripeté più volte, vedendomi titubante. E alla fine io salii sulla macchina di Laura e tutt'e tre andammo in discoteca.
Ballare era una cosa che a me piaceva moltissimo e che piaceva molto anche a Laura. In effetti questo lo si era scoperto solo dopo qualche tempo (io dalla prima impressione non l'avrei immaginato) e, come ho già detto, molti consideravano questa sua voglia di ballare come un puro senso di esibizionismo, inculcatole da Michele, Linda e altri.
Resta comunque il fatto che in quelle ultime settimane del 1994 io e Laura andammo spesso a ballare, insieme ad una parte della comitiva. Di solito c'erano, fissi, tutti quelli che le ronzavano intorno, Michele in testa; poi, alcune ragazze, come Linda e anche Simona. E tutte le volte finiva che, dopo due o tre ore, io e Laura rimanevamo ultimi rappresentanti del nostro gruppo in pista. Sia Michele che Linda non ballavano molto: per loro la discoteca era sinonimo di incontri a sfondo erotico, e ognuno sfoderava le proprie armi migliori ai bordi della pista.
Laura invece non dava granché retta agli eventuali avventori delle discoteche: sembrava credere davvero che tra la gente da discoteca non ci fosse la sua anima gemella, e allora si impegnava fino in fondo nel ballare. Quando mi vedeva fissare qualche ragazza della pista, mi diceva: "devi imparare da Michele, lui balla così (mimandolo) per attirare le tipe". Non sapevo se ringraziarla o meno per questi suggerimenti, ma comunque li prendevo per buoni.
Andammo davvero parecchie volte in discoteca, sia a dicembre che a gennaio. Laura sembrava instancabile e, per quanto non lavorasse ancora, faceva tardi tutte le sere e aveva sempre voglia di uscire... tranne una volta, in cui disse di non stare molto bene e di non volere quindi andare a ballare.
"Credo di aver finito le batterie..." disse. Quando poi, dopo qualche giorno, tornammo in discoteca e lei ebbe di nuovo una crisi di stanchezza, ci rimase male. Diceva: "non capisco... voglio dire, Paolo, a noi ballare ci fa bene... dovrei essere già guarita". Lei mi aveva ormai preso per un instancabile ballerino, magari un po' fuori ritmo ma comunque un altro che andava in discoteca per ballare sul serio!
In realtà io stavo quasi per esaurire la mia carica discotechereccia: era ed è tuttora vero che ballare mi piace, ma non due volte a settimana. In compenso la tensione per Laura saliva di giorno in giorno, e nei giorni precedenti il Natale, quando si usciva tutte le sere, cominciavo a sentirmi sempre più inquieto. Bastava poco a trascinarmi dall'euforia di una serata in discoteca con Laura e gli altri alla tristezza della sera dopo in cui Laura era stata invitata a cena da qualcuno.
"E' ogni giorno + difficile continuare a studiare tedesco, nonostante stia andando bene, per la "solita" paura che quando gliel'avrò chiesto e lei mi avrà detto di no, esso diventerà un brutto ricordo come tanti altri. Devo resistere a questo sentimento perché comunque sto facendo una cosa utile per me."
Tutto quello che facevo era ormai legato a Laura. Capodanno, la messa di Natale, ma anche i clienti e i loro indirizzi, andare a donare il sangue: in tutto ciò che facevo spuntava Laura. E se una sera lei non mi stava vicina io ci rimanevo male, e non bastava che il giorno dopo ci sentissimo per organizzare la serata successiva.
La vacanza stessa di Capodanno, organizzata con notevole dispendio di energie in quel di Cervinia, ad un certo punto mi sembrò una cosa insulsa.
Sulla carta eravamo otto buoni amici, di cui due ragazze, ed andavamo per farci qualche giorno sugli sci. Ma un venerdì mattina, quel venerdì mattina che ancora oggi brucia perché la sera prima avevo visto di sfuggita Laura, elegante e carina come non mai, andare ad una ridicola festa (a cui era stata invitata dal ridicolo Enrico), pensai che per me era come recarmi al patibolo. Andavo in montagna con una coppia e due loro due amici, Simona (la mia ex), un uomo dai princìpi morali inesistenti che per di più non mollava la mia Laura, e Laura stessa; e, a breve, sarebbero arrivati altri due del loro giro. Mi convinsi che a Laura interessavano tutte le feste del mondo, ma non io, e che quindi non c'era motivo di andare via con loro. E lo dissi chiaramente ad alcuni, la sera stessa.
Ma come riesce ad essere importante la voce della ragazza a cui si vuole bene, quando il futuro appare cupo e privo di significato. Laura mi telefonò alla cinque e mezza di sabato per chiedermi "perché mai io non volessi più andare in montagna": quel momento mi sembrò davvero magico, perché per la prima volta lei mi chiedeva espressamente di esserci... e mi aveva telefonato apposta quando ormai io non mi aspettavo più di ascoltare ancora la mia Laura.
E, una settimana dopo, a Natale, Laura mi chiese se la potevo passare a prendere per andare insieme alla messa di mezzanotte, nella chiesa del quartiere dove ci incontravamo sempre con tutta la comitiva.
Dopo di quel famoso sabato, ovviamente non feci più caso a che cosa Laura facesse, vuoi per la sua indole buona verso tutti gli amici, vuoi per assicurarsi le sue serate di divertimento in compagnia di chiunque le stesse un po' dietro. Avevo superato quei giorni di crisi e messo da parte quello stato d'animo. Sembrava che le cose si fossero rimesse a posto, che ormai lei immaginasse quello che io provavo per lei, e che di lì a poco probabilmente ci saremmo messi insieme: e, quando avevo dei dubbi su di lei, li respingevo dicendo "no, lei non farebbe mai una cosa simile: se dice che ci va solo per passare una serata in compagnia di amici, io le credo".
Capodanno giunse dopo tre giorni in Valle d'Aosta, passati per lo più sugli sci e in discoteca. La convivenza con gli altri fu positiva e migliore del previsto, e io e Laura ci trovammo piuttosto bene insieme da mattina a sera. Per Capodanno ci raggiunsero altri amici e altre amiche, tra cui Fabio, Giovanna e due loro colleghe. Mi ero imposto di non stare più a tenere i conti degli spasimanti di Laura come avevo fatto negli ultimi giorni a Torino prima di Natale: soltanto talvolta mi rendevo conto che qualcuno esagerava davvero nel ronzarle intorno. Come quando Enrico approfittò subdolamente del fatto che io mi ero alzato per pochi istanti dal tavolo, prima che la cena incominciasse, e si incastrò sul divano tra me e Laura. "Siamo veramente ridicoli... certe volte", pensavo. Bastava però che Laura mi chiamasse una volta, scavalcando quel tipo, perché tutto passasse con un sorriso.
Per me era come se stessimo già uscendo insieme: di qualsiasi cosa si stesse parlando, io mi sentivo come sintonizzato con Laura e se mi rivolgevo a lei trovavo sempre una sua risposta anche magari su discorsi che potevamo capire solo noi.
Sciavamo tutto il giorno, insieme a gruppetti. Per quanto riguarda le serate, io avevo seguito in discoteca Laura e Michele un paio di volte: non avevo la forza né la volontà di fare sempre tardi ballando, per poi andare l'indomani a sciare per ore al freddo glaciale di quelle montagne. Michele compì le sue missioni con le tipe del luogo e anche lì Laura fu la sua consulente, scrivendogli le cartoline, tenendogli la contabilità in maniera da non scrivere le stesse cose alle sue diverse amanti. Ci scambiavamo solo più delle occhiate, io e Laura, quando capivamo che Michele stava facendo qualcosa di ridicolo per il senso comune.
Durante la notte di Capodanno io avevo sviluppato un tremendo raffreddore, da me imputato in parte al freddo e in parte allo stress della festa: questo aveva contribuito alla mia stanchezza e così avevo deciso di non continuare la nottata in discoteca come, invece, Michele, Laura, e altri due avevano deciso di fare. L'indomani, poi, non stavo affatto meglio: decisi quindi di limitarmi a stare in casa e, per quello che non mi sembrò più un semplice caso, Laura fu l'unica altra persona a stare a casa con me.
"Non ce la facevo proprio stamattina, ad andare a sciare... Sono passati a chiamarci alle sette e mezza, ma io gli ho detto che dovevo dormire", mi spiegò quando ci incontrammo, verso le undici e tre quarti.
"Che ora avete fatto stanotte?" le chiesi, riferendomi alla loro nottata in discoteca.
"Ah, siamo arrivati a casa alle cinque e qualcosa... no, erano quasi le sei"
"Be'... ti capisco. No, io invece non stavo tanto bene già ieri sera e adesso sento parecchio freddo"
"Non stai bene? Ma hai fatto colazione?"
"Sì, sì... ma non ho fame, ho solo bevuto un the. Non credo di pranzare."
Laura mi guardò un attimo pensierosa, poi proseguì: "Guarda, neanch'io ho fame... ti va se prendo un po' di quelle "schifezze" che sono ancora di là in cucina e ne sgranocchiamo qualche pacchetto?"
"Sì, va bene", risposi con un brivido di freddo. Cercai poi di farmi forza e raggiungere la televisione, e mentre giravo tra i canali mi venne in mente che era l'ora del concerto di Capodanno, che da parecchi anni non vedevo. Anche a lei parve una buona idea. Così, per l'ennesima volta, io e Laura ci ritrovammo insieme a parlare di terre tedesche, nella fattispecie di Vienna.
In quel momento la casa era completamente nostra... era la nostra casa e, come avevo immaginato pochi giorni prima di Natale, io e Laura stavamo guardando i titoli in tedesco dei classici che l'orchestra di Vienna stava suonando, e discutevamo delle parole e della storia che vi stava dietro.
Eravamo tutti e due seduti sul divano, con i piedi appoggiati alle sedie... le mani vicine sul divano, che ogni tanto si muovevano per raccogliere patatine o arachidi. Sarebbe stato un buon momento per parlarle, ma in quel momento non ce n'era bisogno: eravamo soli io e lei, non c'era nessun Michele o nessun altro infiltrato, e quella ragazza in quell'atmosfera riempiva tutto il mio cuore. Laura era già una parte di me, come quando, a fine pomeriggio, io decisi di andare a letto perché stavo piuttosto peggio e allora lei mi misurò la febbre appoggiando una mano sulla mia fronte. Poi mi preparò un the caldo e mi portò lo stereo vicino al letto affinché non restassi da solo mentre lei e gli altri andavano a trascorrere l'ultima serata in giro per il paese.
"Dovrei scrivere di quanto sono innamorato di Laura, ora? L'ho trovata tanto carina, al cenone, ma anche in pigiama o con i capelli raccolti... e tanto dolce, quando mi parlava di Vienna o quando mi chiedeva se avevo la febbre. Ed ho patito tanto, nel vedere Michele, Simona, Enrico starle attaccati e tenerla lontana da me... ed ogni volta il suo viso e la sua serietà mi rassicuravano e mi facevano capire che un pizzico di importanza ce l'ho anch'io, nella sua vita." 2/1/95
Tornando a Torino, il gruppo costituito da noi che avevamo passato insieme la vacanza divenne molto affiatato. Ci sentivamo spesso e ci trovavamo davvero bene, come se quell'esperienza ci avesse arricchiti: tutti avevano voglia di fare e di organizzare, e naturalmente Laura era la prima ad organizzare cene a casa sua e serate in discoteca.
Questo forte legame che sembrava unire tutti i vacanzieri di Capodanno, unito ai classici resoconti che tutti amano fare ai propri amici al ritorno dalle vacanze, mi spinsero a scrivere un altro dei miei raccontini: l'idea mi era venuta parlandone con Claudio, che mi aveva suggerito di annotare i momenti più divertenti della vacanza per poi farne una storiella.
Mi misi a scrivere una settimana dopo il ritorno a casa e, per quando terminai, scoprii che anche Laura si era messa a scrivere un racconto analogo.
"Allora il computer non lo usi solo per le traduzioni!" le dissi, piacevolmente sorpreso, una delle tante sere in cui lei mi invitò a casa sua per sistemare davanti al monitor gli ultimi dettagli del suo scritto.
Laura mi fece vedere che aveva già scritto, in passato, anche delle cose per sé e per amici... e, curiosando, trovai anche delle cose più personali, tipo curriculum e lettere in lingua tedesca.
Quando entrambi i racconti furono terminati, io e lei passammo un intero week-end a farli leggere in giro.
"Ecco... questo è il mio e questo è quello di Paolo: sono molto simili, solo che il suo è più in chiave ironica e il mio (come dice lui) è più serio". Così Laura presentava i due raccontini in giro: e fui molto sopreso quando, arrivando un giorno a casa sua, la madre mi fece i complimenti per quello che avevo scritto. "E' stupendo", pensavo, "lei mi ha fatto tornare a leggere libri, e io l'ho portata di nuovo a scrivere."
Passarono 22 giorni di gennaio tra cene, sciate, feste, telefonate. E con Linda non ebbi mai occasione di parlare di Laura: ancora adesso non sono sicuro che sia stato un male, perché probabilmente non sarebbe cambiato nulla. Parlare con Linda era per me del tutto inutile.
Né ebbi mai il coraggio di parlare a Laura, nonostante le tante serate passate insieme.
G.Dar 6/6/95
L'autore è nato a Torino il 5 Marzo 1967. Dopo aver conseguito la maturità scientifica nel 1985, ha frequentato per circa due anni la facoltà di ingegneria elettronica: successivamente è entrato nel mondo del lavoro, presso una grande azienda. Si occupa di elettronica e software per computer.
Ha scritto un racconto autobiografico, Ricordo di due sogni (A two dreams tale, 1987), e una "collana" di altri brevi racconti umoristici: Tre uomini e un down (1988), Frankie goes to Leningrad (1990), Installazione fatale (1991) e Installazione fatale 33 1/3 (1994), Alicja e la lunga strada della Polonia (1994), Mai dire Deux Alpes (1995), Un portinaio a Beverly Hills (1995). Segnaliamo anche In viaggio con Papà (1990, incompleto).
Di ispirazione fantascientifica troviamo inoltre La sfera di bit (1991), e Giorni a ritroso, un altro romanzo tuttora in lavorazione.
Attualmente vive e lavora a Torino.