FRANKIE GOES TO LENINGRAD
"Se una persona acquista dei biglietti per il teatro per due suoi amici e poi va a Parigi per una settimana credendo di averli già consegnati ai rispettivi proprietari, nel momento in cui queste due persone si trovano davanti all'ingresso del teatro con un solo biglietto in mano non si può fare altro che pensare alla inesauribile storditaggine della mente umana (o quasi...)"
G.Dar, op. cit.
Ritrovatisi puntuali in stazione all'ora fissata per la partenza, non si sarebbe potuto prevedere l'evolversi dei fatti: Frankie ed i suoi amici salgono sul treno per Milano alle 4:45 e per diverse ore il viaggio prosegue tranquillo, eccezion fatta per qualche passaporto rimasto indietro... Ma giunti all'aeroporto di Mosca Seremetevo (a cui, più propriamente, si farà riferimento nel seguito come Mosca Telomettevo) si fa strada l'idea che il viaggio non durerà meno di 24 ore e il calvario pro-Frankie anche (molto) di più.
Fortunatamente, non essendo egli dotato di molta memoria ma bensì di parecchia sbadataggine la pesantezza del viaggio non gli dà troppo fastidio: accade soltanto che durante le numerose attese in coda ogni tanto lui scompare per ricomparire poi altrove, usualmente in una coda più lunga. Al teatro di Leningrado, in particolare, dopo aver completato (complimenti, a proposito) la coda per i biglietti, lascia il suo biglietto dentro il cappotto che gli amici hanno premurosamente già messo nel guardaroba: chiaramente, tornati indietro per recuperare detto biglietto, scoprono che è gia andato perduto. Stessa fine fa il pass dell'albergo, senza il quale non gli sarebbe consentito entrare e anzi potrebbe cominciare a farsi strada l'idea di una vacanza nella Russia del nord (in parole povere, Siberia): a causa di questo i suoi amici presto (molto presto) non ne possono più.
Non è che in effetti non ne possano più, ma ci sono dei problemi di incomunicabilità: gli chiedono se ha due dollari (due, ossia 2, two, dos, deux, zwei ecc.) per pagare il taxi, e lui risponde di sì, poi con aria innocente comunica, appena partito il taxi, che lui li ha di sicuro i due dollari, e che anzi ha dei bei biglietti da 20 dollari... Analogamente, fiero del colore verde del suo portafoglio va in giro tra i venditori di orologi di Leningrado dicendo (e mostrando) a tutti che ha solo tagli da 100 dollari. Diventa poi difficile tenere i conti del gruppetto, perché Frankie usualmente paga per gli altri e poi tutti, lui compreso, se ne dimenticano: così spesso Frankie si sente perseguitato, fa delle scene non indifferenti e afferma che tutti lo fregano, mentre dal suo cappotto militare appena acquistato si sprigiona un non comune fetore di vecchia capra del Caucaso.
Nei momenti più tragici della vacanza a Leningrado, dobbiamo purtroppo assistere a scene poco edificanti, come quella della forchetta di Frankie che cade dal tavolo: sulle prime egli, impassibile, afferma che mangerà con le mani; successivamente, convinto della non-fattibilità di detta porc... ehm, di detto esperimento, si fa portare una forchetta nuova (in realtà ne arrivano due, perché dopo averla chiesta a tutte le cameriere del locale, grazie alla notoria efficienza del popolo sovietico alla fine si viene anche accontentati) ma a quel punto non si ricorda più quale sia la vecchia e quale la nuova e continua a mangiare con la forchetta vecchia. Altro momento tragicomico è quello che vede Frankie improvvisarsi mago del mercato nero, titolo questo che gli consente di cambiare soldi europei in soldi dell'est all'eccezionale rapporto di uno a venti, contro un cambio medio di uno a dieci: è importante sottolineare la parola "soldi" in quanto ciò che lui realmente ottiene in cambio dei dollari sono Dinari iugoslavi e non Rubli (valgono solo cento volte meno).
Per evitare di avere ancora a che fare con monete dell'est, Frankie decide comunque di pagare gli extra dell'albergo in dollari, il che lo porta a spendere cifre mediamente 10 volte superiori a quelle spese dagli altri che hanno pagato in rubli. E' in questi momenti che il gruppo dei vacanzieri si rende conto di avere con sè un personaggio senza precedenti.
DA SVENIRE
A chi sperava che il viaggio notturno in treno e l'allontanamento dalla costosissima città di Leningrado avrebbero portato dei miglioramenti nella vita di Frankie, occorre purtroppo dare una delusione. A parte la borsa rossa che Frankie scopre di aver dimenticato nel bagagliaio solo quando vede una sua amica e candidamente le chiede "ma cosa ci fai con la valigia in mano ?", anche la doccia artificiale generata con una bottiglia di acqua minerale sotto pressione non serve a rischiarare le idee del nostro protagonista.
A Mosca ci si rende finalmente conto che non sono le circostanze a causare le disavventure in cui si imbatte, ma che si tratta proprio della sua indole. Infatti nell'unica mattinata in cui rimane da solo in giro per la città riesce a farsi diversi numeri, tra un "da svenire" e un altro: questa espressione, "da svenire", è quella che Frankie usa per descrivere una situazione molto piacevole o positiva, ed è un'espressione che presto si diffonde tra i suoi compagni di viaggio i quali svengono in continuazione dalle risate non appena lui compare. Per esempio sale sulla giostra di Gorki Park e dopo aver fatto un giro resta sopra, diciamo così, ancora un po' perché non riesce ad aprire lo sportello della sua cabina e non ha il coraggio di chiamare il "tecnico" della giostra. E intanto paga.
Accade anche che Frankie ordini dei bicchieri di una sostanza non ben identificata (acqua minerale al cacao o giù di lì) in uno pseudo-bar e che per trasportarli egli afferri i bicchieri di plastica troppo in cima provocando così la strozzatura del bicchiere e il rovesciamento del liquido.
In compenso le spese telefoniche a Mosca sono in netto calo, non tanto perché lui abbia acquisito una certa astuzia nel pagare, ma perché non riesce mai a telefonare nè all'esterno nè nelle camere dei suoi amici. I quali, d'altro canto, gli rispondono (nei rari casi in cui capita) sempre in lingue diverse dall'italiano o addirittura collegando la radio al telefono e ciò porta Frankie a pensare di aver sbagliato numero.
Poi, per far ridere un po' anche i moscoviti (che più che altro sembrano moscomorti) Frankie si fa chiudere il cappuccio del cappotto fuori dalle porte del metrò, ma sfortunatamente prima che possa esserci un principio di soffocamento giunge la fermata successiva. Invece in aeroporto le sue scarpe tengono tutti con il fiato sospeso (non per la puzza, cosa credete) in quanto la punta d'acciaio scatena gli allarmi di tutti i rivelatori da Mosca a Milano.
Comunque ci sarebbero state buone speranze di perdere Frankie in qualche punto dell'est europeo, visto che per tutto il viaggio di ritorno lui continua a lamentarsi di cose che crede di aver smarrito come il portafoglio, il portafoglio, ancora il portafoglio, la dichiarazione doganale, il passaporto, la valigia, lo scatolotto fatto di ossa dentro il quale di solito si conserva la materia grigia e così via. Invece ce lo siamo riportato a Torino e di questo non possiamo fare altro che chiedere pubblicamente perdono.
G.DAR 16/3/1990
(C) 1990-1994