Installazione Fatale
di
Un pacco di nome MotoREAD



La strana storia di una ditta che si basa su una cantina sociale e della gente che vi si barcamena tra insulti e omaggi, alle prese con una vendita difficile
(vorrei poter dire impossibile).

Paolo lavorava nella cantina... ehm, nella ditta da oltre un anno, ma si era sempre ben guardato dal proporre i suoi amici quali possibili clienti dei prodotti-pacco che lui stesso dimostrava. Diversi erano i fattori che lo avevano portato a comportarsi così: le sue esperienze d'uso del software in questione lo avevano sconcertato al punto da perdere tutti i capelli; i tecnici che collaboravano con lui facevano ben attenzione a non perdere battuta per criticare il pacco, sia dal punto di vista tecnico che da quello della funzionalità. Inoltre, pochi mesi prima aveva cercato di convincere un cliente ad acquistare diverse copie del pacco e, quando c'era ormai riuscito, il suo fido (nel senso di cane) titolare gli aveva distrutto l'affare.
Il vecchio pazzo (così veniva definito dai suoi dipendenti e non) era una persona piuttosto strana e ambigua. Aveva fondato la Micro Pingo Tronic alcuni anni prima dopo aver lavorato a lungo nel settore della meccanica come raddrizzatore di banane: Laidis, questo il suo nome, conosceva ed era conosciuto da molta gente in tutto il mondo (il porchimmondo). Per mezzo delle sue amicizie poteva ottenere "in fretta" tutto ciò che gli serviva e tantissime persone lo "stimavano" per la "genialità" delle sue idee e per "l'efficienza" dei prodotti che vendeva. Proprio per mezzo delle sue amicizie un triste giorno (triste per Dario) aveva reclutato uno dei suoi tecnici, Dario, che in quel momento cercava giusto un lavoro da softwarista cantinaro. Incantato dalle balle atroci che il vecchio pazzo gli aveva contato, Dario aveva abboccato all'amo, e dopo aver boccheggiato per qualche mese stava ormai per compiere il grande passo: distruggere la cantina e liberarsi del vecchio schiavista.
Tutto procedeva quindi per il verso sbagliato quando un baldo giovinastro si presentò al capezzale del vecchio pazzo: per la verità era stato proprio il vecchio pazzo ad andarselo a cercare, sperando forse così di liberarsi del Dario che cominciava a richiedere stipendi da medico chirurgo (mentre invece faceva solo il lavoro di accudire un incapace...). Costui si chiamava Davide ed era assetato di dindi e di esperienze, oltre ad essere assatanato per conto suo. Il pazzoide cominciò a circuirlo raccontandogli fregnacce incredibili del genere "il nostro prodotto è il migliore", "noi risolviamo i problemi dei clienti", "non c'è niente da fare, i miei 30 anni di esperienza si fanno sentire (nel senso che dopo 30 anni di errori sarebbe il caso di ritirarsi in un'isola sperduta)" e, dulcis in fundo, "caro Davide, avrai il 16% di provvigioni e uno stipendio fisso di un milione al mese". Quest'ultima, che potrebbe non sembrare una fregnaccia, si rivelò invece la più gustosa di tutte perché il vecchio pazzo, oltre ad essere completamente fuori (quasi come un balcone), era anche un rabbino coi fiocchi (fiocchi di moccio sulla barba, per esempio).
Prima però che Davide potesse rendersi conto della fregatura cui andava incontro, ebbe un'idea malsana: una di quelle idee che sarebbe meglio abbandonare appena si presentano nella testa, senza alcuna esitazione. Chiese cioè a Paolo se conosceva qualcuno che sarebbe stato interessato ad acquistare il prodotto, MotoREAD, in maniera che vendendolo insieme avrebbero potuto dividersi le provvigioni (zero diviso due uguale a ?). Paolo, improvvisamente di nuovo motivato dopo mesi di lunga inattività, anzi di attività masturbativa per la cantina, accettò e spedì Davide da una signora, sua amica, titolare di una copisteria all'avanguardia (almeno fino a prima dell'incauto acquisto).
Prima Davide da solo, poi Paolo e Davide, quindi il signor Laidis con la sua sorcia (nel senso di socia-topa), Paolo e Davide, tanto fecero, dimostrarono e parlarono che la signora Tarbidone si decise a buttare via i suoi soldi finanziando il branco di impazziti.
Firmato l'ordine, i nostri amici andarono ad installare il pacco e i pacchettini (N.B. non eravamo a Natale). Più o meno funzionava tutto, il che era già molto positivo vista la qualità delle schifezze che la Micro Pingo Tronic era solita vendere: ma con quei due o tre piccoli problemi di mezzo la signora Tarbidone si mostrava piuttosto scettica nel far partire i pagamenti. A questo punto tutti piombarono a mo' di falco su Dario, chiedendogli il perché e il percome dei malfunzionamenti: la sua risposta standard "quel programma è stato fatto da un incapace" stavolta non bastò ad allontanare da lui la maledizione perché Davide era fermamente convinto che tutto dovesse funzionare e quel che è peggio era convinto che a lui sarebbero venuti in tasca dei soldi!.
Per un paio di giorni le cose si svolsero secondo questo rituale: la copisteria, nella persona della signora Tarbidone, del figlio o dell'impiegata (troppo figa, come diceva Davide), telefonava chiedendo di poter essere messa in condizione di lavorare con quel mucchio di ciarpame che aveva acquistato; la segretaria passava la telefonata a Dario; Dario rispondeva che bisognava modificare a mano l'installazione ogniqualvolta volevano usare i vecchi pacchetti o i nuovi pacchi; la signora si arrabbiava con Dario chiedendo che lui andasse subito là per sistemare tutto; Dario non volendo e non potendo andare, spediva Davide; Laidis, alla fine insultava sia Dario che Davide perché "non è cosi che ci si deve comportare con quei maledetti clienti che acquistano la roba, vedono che non funziona e in più si rifiutano di pagarla". Dopo tre episodi del genere, in uno dei quali Dario era perfino andato a consolare il computer della copisteria (un magnifico IBM originale, maledettamente infettato da quello schifoso software francese) cercando in qualche modo di far ravvedere la signora e di convincerla ad accettare la cattiva sorte che le aveva fatto conoscere Paolo ed il suo stuolo di disgraziati, dicevo dopo tutto questo venne il giorno in cui il gruppo vacanze Pingo Tronic fece rotta sulla copisteria Tarbidone, capitanato dal vecchio pazzo barbuto. La molla era stata una lettera inviata dalla copisteria alla Micro Pingo Tronic, nella quale si chiedeva di far subito funzionare tutto o di riportarsi a casa tutto il ciarpame, in quanto loro non avevano bisogno di comprare pacchi per addobbare il negozio.
Durante il viaggio il rimbambito riempì di insulti Davide, dando come al solito la colpa a tutti fuorché a se stesso e al suo degno compare francese (il creatore del programma-pacco): non sappiamo se Davide in quel tempo avesse già sviluppato il filtro anti-ca**ate che tutti nella cantina sociale dovevano avere per ripararsi, comunque ne uscì non troppo scosso. Laidis entrò nella copisteria sguainando il suo stupido telefonino portatile (c'hai il telefono portatile... ti spacco la faccia) e brandendo una copia della raccomandata chiese "cos'è questa ?". Ovviamente la risposta fu: una lettera, cosa vuoi che sia vecchio pazzo rimbambito ? (in sottolineato le parti espresse telepaticamente). Dopodiché il vecchio attaccò con una delle sue scene madri, nelle quali insultava benignamente (come un tumore) tutti i suoi vicini, dai dipendenti ai clienti stessi. Per i problemi filosofici di funzionamento, si inventò delle storie incredibili come al solito (le inventava per gli altri, lui invece ci credeva davvero); per i problemi tecnici chiamò Dario dall'ufficio (pardon, latrina) cazziandolo tra l'altro perché non era ancora venuto a fare assistenza... quando era ormai un mese che lo cazziava affinché non si muovesse per nessun motivo dall'ufficio (pardon, cesso).
A nulla valsero gli sforzi fatti da tutti i presenti per spiegare al vecchio pazzo che se uno fa scrivere una lettera di sollecito dal commercialista non è il caso di prendersela perché "qui si sta passando ai legali". La Tarbidone voleva soltanto che tutto funzionasse, ma cominciava a capire che solo i ragazzi avrebbero potuto aiutarla, svincolandosi dal vecchio pazzo.
Il destino aveva comunque in serbo per lei altre tragiche novità.
I risultati ottenuti con quella gita furono i seguenti: totale caduta della già poca stima che Davide aveva per il suo s-porco titolare, risate storiche di Dario dal momento dell'entrata in copisteria fino alla fine, palpabile vergogna di Paolo che non avrebbe più osato farsi vedere nella copisteria (peraltro sotto casa sua), astio infinito tra la signora Tarbidone e il signor Laidis, che con le sue battutine nei confronti delle segretarie si era guadagnato la simpatia di tutte le signore (cosa che di certo non poteva conquistare con le sue cicatrici e la sua ripugnantezza). Tra l'altro, emerse anche che c'era un problema di colloquio tra il nuovo pacco e il software precedentemente usato in copisteria: nonostante il vecchio pazzo insistesse nel dire che era giusto che la copisteria buttasse a mare i prodotti precedenti in favore della nuova gruviera (leggi: programma con i buchi), i tecnici e la signora giunsero alla conclusione che occorreva risolvere questo problema, rivolgendosi magari all'IBM tramite l'indirizzo fornito dalla Tarbidone stessa.
Ma purtroppo, dopo alcuni giorni spesi alla ricerca di questa famigerata persona dell'IBM che avrebbe dovuto aiutare i nostri eroi e il nostro porco ad uscire dalla penosa situazione, non si era ancora avuta alcuna indicazione. Il signor Laidis insisteva nel considerarsi un filantropo che faceva del lavoro in più non pagato dal cliente per migliorare una cosa già perfettamente funzionante, ma ovviamente nessuno lo stava a sentire. Allora egli pensò bene di far sapere la propria posizione mandando un fax alla filiale IBM che doveva aiutare Dario e c., dicendo che "la ditta Micro Pingo Tronic chiedeva cortesemente di essere aiutata a risolvere un problema presso la cliente Tarbidone, cliente anche vostra che sicuramente conoscerete perché fa girare le scatole". L'infinita astuzia di questa 'monnezza d'uomo lo portò a inviare lo stesso fax anche alla copisteria, per conoscenza.
Ovvio che il giorno dopo la copisteraia andò da un avvocato (vero, non più da un commercialista come la volta prima) e si rifiutò di ascoltare ancora le battutine sarcastiche di quel cretino del signor Laidis; il quale giustamente si domandò "ma chissà perché ci trattano così dopo che abbiamo cercato di aiutarli oltre il nostro dovere...".
Essendo cambiato dunque il contesto della disputa, Laidis mise mano al suo intero repertorio di baggianate e rispose al legale della Tarbidone con un'improbabile lettera ispirata alle "Chiare, fresche e dolci Sprite" di Petrarca, nella quale narrava della sua incontenibile deficienza per mezzo di interessanti metafore e di notevoli voli pindarici. Fu un vero peccato che la segretaria incaricata di battere a macchina la lettera (su carta marcata FF.SS.) non ebbe il tempo di aggiungere in fondo la scritta "non dategli retta, è solo fuggito dall'ospedale psichiatrico ma ormai lo abbiamo catturato": infatti la lettera potè partire e allora l'avvocato ebbe modo di conoscere anch'egli il signor Laidis. Le risate si sentirono in tutta la cintura di Torino.
Dopo qualche mese di trepidante attesa (l'unico a non preoccuparsene era Dario, che ormai aveva già sparso la storiella di un idiota senza precedenti messo per sbaglio a capo di una cantina sociale), dopo assurde prove fatte dalla socia inabile del Laidis, dopo incredibili sparate di persone ridicole che affermavano di poter risolvere il problema Tarbidone in dieci minuti, finalmente ci fu la perizia.
Fu il giorno della resa dei conti.
Il vecchio pazzo venne accusato di spaccio di prodotti tossici per i computer e per le menti (programmi i primi, le sue parole e il suo alito i secondi) e fu costretto a ritirarsi a vendere aspirapolveri. La cantina sociale venne sciolta e i muri disinfestati col fuoco. La socia venne bruciata viva in un rogo fatto di confezioni di MotoREAD, dischetti e dongle compresi.
Tutti gli altri vissero felici e contenti di aver distrutto l'impero del venditore malvagio.



IBM, Sprite e FF.SS. sono marchi registrati di cui si riconoscono i diritti ai rispettivi proprietari.
Per i termini "vecchio pazzo", "pacco" e "socia", chiediamo scusa rispettivamente ai malati di mente, agli scatoloni e alle donne-manager.

Another mythic creation, by G.Dar on 19/3/1991
(C) G.Dar 1991-1994






Installazione Fatale 3 1/3

(l'odore dell'alito)



L'incredibile seguito di un'avventura nata male e proseguita peggio.
Lo staff della Micro Pingo Tronic di nuovo insieme, per arrivare là dove nessuna software-formagg-house è mai arrivata prima...

- Dario, ciao, sono Gian Laidis... - Così incominciava la telefonata che Dario ricevette dopo 3 anni e 4 mesi dalla storica raccomandata e dalla ancor più storica risposta. Dopo qualche attimo di malessere nel riascoltare ancora quella vociaccia, Dario prestò attenzione alle parole che Laidis gli stava rivolgendo: comprese così che la vicenda Tarbidone si era trasformata in causa e che le udienze dei testimoni si stavano tenendo in quei giorni, e lui era stato invitato a malincuore da Laidis e c.
Eppure Dario era sicuro che tutto si fosse concluso anni prima: ricordava bene la scena del rogo dei pacchetti e le urla della pseudo-socia nel vedere sfumare l'impero del venditore malvagio... quando improvvisamente si rese conto che era stato solo un sogno. Mise a fuoco con precisione anche il giorno esatto in cui aveva avuto questo incubo: era stato quando il signor Laidis gli aveva presentato Rodolfo, un programmatore-grafico-sistemista che avrebbe dovuto prendere il suo posto (suo, nonché degli altri ragazzi) nella Micro Pingo Tronic. L'impatto con questo tizio, che entrò successivamente a pieno titolo nella ditta con il ruolo di programmatore-ANALista-cantinaro-sguattero-raccattapalle-mercenario, era stato quasi fatale: il suo alito greve aveva fatto breccia nel cervello di Dario e gli aveva provocato scompensi notevoli, giungendo fino a causargli incubi come quello della Tarbidone.
Per saperne di più, Dario ebbe così occasione di rivedere i suoi ex-colleghi, dai quali seppe che alcune udienze c'erano già state mesi prima, e fu anche messo al corrente dei recenti sucCESSI della Micro Pingo Tronic. Davide, che nel frattempo si era sposato, dopo essere stato assunto con la qualifica di fagnano (nel ruolo di parassita) presso un importante istituto assicurativo, gli raccontò che Laidis gli aveva telefonato un po' di tempo prima per invitarlo a testimoniare. Ovviamente a suo favore: Davide raccontò del lavaggio di cervello che il titolare-titolato aveva effettuato nei confronti suoi e di Paolo. Si stupì inoltre nel sentire che anche Dario era stato invitato a testimoniare, in quanto Laidis aveva più volte affermato che "se Dario avesse raccontato la verità al giudice, lui sarebbe stato rovinato", perdendo la causa. Evidentemente il vecchio pazzo era stato costretto dagli eventi a convocare anche Dario.
Paolo, dal canto suo, gli raccontò che, dopo essere stato licenziato dalla cantina sociale pochi mesi dopo che Dario se ne era andato, aveva per un po' vissuto della rivendita del materiale che cortesemente Laidis gli aveva regalato per ricompensarlo dei maltrattamenti subiti e dello stipendio da fame. Dopodiché aveva trovato lavoro in una ditta di grafica dove finalmente era tornato sugli amati Macintosh. Fu Paolo ad aggiornare Dario sulla nuova struttura della Micro Pingo Tronic negli ultimi anni. A parte lo schiavizzato Stefano, che veniva trattenuto nella cantina sociale con l'uso di sedativi e forme di coercizione inimmaginabili, erano rimasti solo in tre: Lui, Lei e l'Alito. Rodolfo aveva infatti preso il posto di tutti i baldi giovani: grazie alle notevoli offerte economiche fattegli da Laidis, egli era divenuto il factotum della cantina (si faceva dovunque). "Niente più dipendenti", aveva detto Laidis, perché questi non facevano altro che giocare a ping-pong negli uffici o andare a vedere le partite allo stadio durante l'orario di lavoro, o peggio scrivere memorie delle loro memorabili giornate accanto a quel venditore mitico. Così Rudy (come amichevolmente veniva chiamato in maniera informale) svolgeva il suo compito in cambio di una percentuale del fatturato. Come collaboratori, Laidis cercava di portare nella cantina personaggi strappati "abilmente" ad altre aziende: si trattava in genere di persone che cadevano abbindolate dal mare di balle di Laidis, e lasciavano un sicuro posto di lavoro in cambio di un sicuro posto da sballo.
L'unione con Rudy aveva infatti portato nella cantina una nuova metodologia: durante i colloqui di lavoro, questi (aiutato dalle sigarette puzzolenti di Laidis) distruggeva la psiche degli interlocutori con la puzza del suo fiato. In breve i tapini cadevano in trance: Dario ricordò a questo proposito che in una precedente edizione dello SMAU aveva incontrato due persone che avevano avuto rapporti con Laidis ai tempi. Uno era scappato via appena l'aveva visto urlando "ti riconosco... ma non mi avrete, maledetti!" e si era infilato in bocca un dischetto antivirus. L'altro (un ex-dipendente IBM) l'aveva invece salutato cordialmente, ma dopo pochi minuti Dario aveva notato alcune stranezze sul suo viso e sulle braccia: tatuaggi con l'effigie della sorcia (sempre la socia-topa, l'unica giovane donna al mondo che accetta di farsi un pluricinquantenne in cambio del 5% della società... pardon, della cantina), pacchetti di Gauloise cuciti sulla giacca... poi aveva cominciato a raccontargli di quando lui e Laidis avevano venduto 20 stazioni di lavoro ai boscimani dell'Africa (un programma chiamato Livin'ston per la raccolta e la memorizzazione su disco ottico dei tam-tam e dei segnali di fumo), e di quell'altra volta che durante una show-room su Saturno l'avevano messo nel c... (il linguaggio era esattamente lo stesso di Laidis) ai Marziani, strappando un ordine per la fornitura di tonnellate di microfiche di dilitio agli abitanti del pianeta.
Dispiaciuto nel vedere questi due poveri signori ridotti così, Dario stava già meditando una feroce vendetta nei confronti del vecchio pazzo e del suo staff, quando Laidis gli ritelefonò poco prima dell'udienza, non solo per ricordargli qual'era la verità ufficiale sulla vicenda Tarbidone, ma soprattutto per dirgli con aria di superiorità che "lui avrebbe vinto sicuramente la causa" grazie ad una perizia tecnica. Questa perizia avrebbe dovuto svolgersi presso la copisteria, e Laidis voleva che ci si ritrovasse tutti come 3 anni prima (autolesionismo all'ennesima potenza).
"Che bello", aveva pensato Dario, "grazie, Laidis, perché mi farà diventare famoso come cronista e come scrittore umoristico: sarò un misto di Peter Arnett e Gene Gnocchi". Già vedeva i titoli: "Dal vostro inviato presso la copisteria Tarbidone... ecco che stiamo per intervistare il signor Lucio Maldestri, perito nominato dalla Micro Pingo Tronic"... ma Laidis (sostenuto da Rodolfo) lo richiamò alla realtà intimandogli di non mancare comunque all'udienza. In preda ormai al delirio, aveva anche detto che se vinceva la causa avrebbe devoluto in beneficenza l'importo incassato, all'associazione C.T.A.I.T.L. (Copisterie Truffate da Amici Ignari e Titolari Laidi).
Di tutti i convocati all'udienza, mancò solo Mauro. Questi era in effetti un personaggio secondario della Micro Pingo Tronic, all'epoca della vicenda Tarbidone: tuttavia il giudice aveva insistito nel convocarlo, per ascoltare tutte le testimonianze. Sulle prime si pensò ad una banale dimenticanza: magari Mauro, piuttosto sbadato, si era semplicemente dimenticato dell'udienza. Oppure, più probabilmente, si era svegliato un mattino nella sua nuova casa a Vicolo Stretto e aveva bonariamente pensato "ma-chi-me-lo-fa-fare-di-andare-a-Torino-ad-ascoltare-quel-rincoglionito-del-Laidis?" Fatto sta che comunque il giudice si era impuntato ed a quel punto Laidis si era rivolto a Dario, sapendo che i due erano amici.
Dario ovviamente cascò dalle nuvole ("Mauro chi? il mio amico quale? che lavorava, ah,ah, lavorava con chi?"), ma poi messo alle strette fu obbligato a rivelare il suo numero di telefono. Dario temeva che il suo amico lo avrebbe incolpato di una perdita di tempo e di uno scompenso olfattivo che potevano benissimo essere evitati, ma il fato era comunque a suo favore.
Infatti il Laidis dapprima mandò all'indirizzo vecchio di Mauro una raccomandata, che naturalmente non ebbe risposta. Poi, richiamò Dario per accusarlo di avergli dato un numero di telefono errato: solo dopo qualche mezz'ora il Gian capì che il numero di telefono di cui accusava Dario era quello risalente ad ormai cinque anni prima (come l'indirizzo), mentre quello nuovo lo aveva cestinato il giorno stesso dell'udienza confidando nella sua memoria (pochi Kilobyte circondati da un cranio putribondo). Giustamente arrabbiato per l'accaduto, Laidis riuscì alla fine a contattare Mauro, e gli disse che stava quasi per farlo mandare a prendere dai carabinieri, visto che si ostinava a non farsi trovare al vecchio indirizzo...



(vi lasciamo qualche riga bianca per ridere in pace)

Però non potè mostrarsi arrabbiato a lungo con una persona che poteva comunque essere un suo cliente, essendosi anch'egli messo in proprio: in breve finì col parlargli di un programma ideale per leggere le parole sulle labbra di un'interlocutore ripreso con la telecamera. Mauro era molto interessato dall'argomento, ma dovette tuttavia appoggiare la cornetta sulla scrivania e correre in bagno: ricordò così che era lo stesso effetto che gli faceva la voce del Laidis ai tempi in cui lavorava nell'ufficio (pardon, lassativo). Dopo una decina di minuti tornò all'apparecchio e sentì con piacere che il suo caro ex-titolare stava ancora parlando. Allora cercò di interromperlo un paio di volte, ma non riuscendoci, deviò la telefonata su una linea 144 e riattaccò.
Dopo qualche giorno Mauro ricevette un fax che riportava l'invito a comparire in tribunale e la bolletta del telefono di qualche giorno prima, con sotto la dicitura "Vista la spesa, sono sicuro che testimonierai a mio favore, anche se non lavoravi ancora da noi all'epoca".
Così, Mauro si recò in tribunale il giorno pattuito, il 17 di giugno, un venerdì. In effetti Mauro non sapeva esattamente dove si trovasse il tribunale di Torino, anzi non sapeva esattamente neanche cosa fosse il tribunale di Torino... anzi, non sapeva esattamente neanche chi era, cosa faceva e in che città si trovava (questo, da sempre). Entrò comunque in alcuni uffici di via Corte d'Appello e cercò il signor Laidis, senza mai trovarlo. Dopo diverse mezzore capì che non era colpa sua se non trovava l'aula per testimoniare né Laidis, ma che questi era scomparso.
Telefonò dunque in ditta (pardon, topaia) chiedendo di dov'era il titolato. Gli rispose, incredibilmente, Roberta, la segretaria che diversi anni prima era fuggita dalla Micro Pingo Tronic dopo essere stata molestata dal laido. Roberta era una ragazza carina, cantante folk in un gruppo di saltimbanche (le Micro Lips), costretta spesso a lavorare part-time (e null-paga) al freddo e agli ordini della sorcia: era entrata nella cantina poco prima di Dario e se ne era andata insieme a tutti gli altri. Mauro le chiese come mai era di nuovo lì al telefono e allora la voce della ragazza, già cupa, esplose in lacrime: "Sono qui, incatenata alla scrivania, costretta a pedalare per far girare il disco Bernoulli del mio computer e mi danno tutti i mesi una tessera per 15 razioni di pane e acqua". "Ma come è possibile che tu sia ritornata lì?", le domandò Mauro. Lei rispose che la crisi e lo scioglimento del complesso l'avevano portata a chiedere di nuovo di poter lavorare nella cantina: la sorcia, ovviamente, non aveva visto di buon occhio la cosa, poichè temeva sempre che qualche ragazza le soffiasse quel pezzo di Marc'antonio del Laidis... Il quale, invece, da buon vecchio porco aveva sentito sussultare e gongolare il proprio pistolino non appena udita la notizia.
Dispiaciuto per questa storia dal lato umano così toccante, Mauro le promise di trovare un nuovo posto di lavoro quanto prima, e la salutò, facendole anche gli auguri di buona Pasqua. Messa giù la cornetta, si domandò però perché aveva telefonato a Roberta: improvvisamente si ricordò che doveva ancora sapere dove fosse finito Laidis. Rifece quindi il numero della Micro Pingo Tronic e chiese a Roberta come mai Laidis non era presente in tribunale. Lei rispose: "Laidis oggi è ad Hannover per incontrare il sindaco e parlare dell'informatizzazione della rete fognaria, poi va ad Atene per organizzare le Olimpiadi e stasera sarà a Madrid per il 25° anniversario di matrimonio... sai, lui è un ex-rallysta e riesce a muoversi molto velocemente con la macchina". "Scusa..." la interruppe Mauro, "ma la moglie, dopo aver saputo delle molteplici corna fattele, sta ancora con lui?" "Sai com'è, i figli... e poi lei vuole recuperare i soldi che prestò al marito all'inizio della sua carriera". Vecchia storia, questa, pensò Mauro.
Si sarà dimenticato dell'appuntamento, borbottò allora Mauro; ma in tribunale non c'era neanche l'avvocato che aveva firmato la richiesta di testimonianza... Roberta potè dirgli solo che qualche giorno prima aveva sentito il Laidis parlare con un signore, probabilmente un avvocato, in questi termini: "Non capisco perché Mauro e Dario vogliano convocarmi in tribunale... non gli ho mica fatto niente di quello che faccio di solito ai miei clienti. E' proprio vero che a trattare bene le persone... bè, se chiamano ancora, ditegli che non ci sono.". A quelle parole, Mauro fece cadere la cornetta, la linea, e i suoi testicoli. Duecento chilometri sprecati, una mattinata in giro in centro a fare il deficiente (bè, questa non era una novità), telefonate e raccomandate al vento, e quel megaimbecille non si ricordava neanche più di avere una causa in corso.
Passò qualche giorno prima che si riprendesse. Poi, Mauro telefonò a Dario e gli raccontò l'accaduto: i due decisero di andarsi a mangiare una pizza alla facciazza della Micro Pingo Tronic. Anzi, affinché la cena fosse più gustosa, i due contattarono Davide e Paolo e, rispolverati i vecchi biglietti da visita, andarono nel ristorante in cui solitamente mangiava il Laidis e scroccarono una supercena.


Anche in questo caso IBM, SMAU, Gauloise, Macintosh, P. Arnett, G. Gnocchi, 144, Olimpiadi sono marchi registrati di cui si riconoscono i diritti ai rispettivi proprietari.
Probabilmente si ringrazierà la copisteria T. per la collaborazione fornita e la gentilezza dimostrata.

One more mythic creation, by G.Dar on 21/5/1994
(C) G.Dar 1994




Da un intervista rilasciata dai tecnici della MicroPingoTronic:
"Perché giochiamo tanto ad Arkanoid (un videogame che consiste nell'abbattere un muro con una racchetta e una pallina, ndr) durante l'orario di lavoro? Ma questo è il nostro lavoro, la nostra Azienda: un sacco di palle e i muri che cadono a pezzi... Laidis è fiero di tutto questo!"