Io, Bryan e la Scura
A volte il destino è davvero strano. Certe cose sembrano accadere in maniera completamente casuale ma, se le si analizza più a fondo, risultano evidenti delle coincidenze a dir poco sconcertanti. Per esempio, voi state leggendo questo racconto soltanto ora, dopo che io l’ho scritto. Perché non è accaduto il contrario? Eh? Eppure era egualmente possibile, no?
E pensate che, per una coincidenza altrettanto fortuita, la mia autoradio stava suonando "Summer of ‘69" proprio nel momento in cui la Scura e la sua amica salivano in macchina (tenete presente che si tratta di una canzone estratta a caso da un totale di circa 500 pezzi che porto regolarmente con me). E il caso ha voluto che la Scura (una ragazza che io avevo visto soltanto un paio di volte prima di allora) fosse una mega-fan di Bryan Adams, il famoso (abbastanza) cantante canadese, anche se perlopiù come seconda scelta rispetto a Bruce Springsteen. E, a ulteriore conferma che il "caso" è un’entità particolarmente potente, accadde inoltre che di lì a due settimane il suddetto cantante canadese tenesse un concerto a Milano…
Dopo alcuni scambi di opinioni, la Scura abbozza un "sarebbe bello andare al concerto…" e io accetto, immaginandomi una piacevole serata nel mezzo di una platea gremita di persone che salta al suono di un potente rock…
Ed ecco che l’avventura inizia.
Il sabato successivo a quell’incontro andiamo insieme a comprare i biglietti del concerto, dopo che per tutta la settimana sia io che la Scura abbiamo cercato di spedire qualche amico alla FNAC o di trovare il tempo per andarci di persona… I biglietti sono disponibili, anche se c’è una coda spropositata al banco-biglietteria: ci vengono infatti spontanee alcune domande come ad esempio "perché c’è una biglietteria unica per tutti i concerti, da Vasco al rock a Baglioni, sia che si tengano a Torino che a Roma?", "perché poi i biglietti li vendono solo alla FNAC?"… "perché esiste la FNAC?"
D’altronde, bella scoperta che i biglietti siano disponibili: ma chi è che va a vedere un concerto di Bryan Adams, ci domandiamo… chi lo conosce ancora? E quanti anni è che non fa un disco? A queste domande risponde solerte la Scura, con dovizia di particolari: la colonna sonora del film Disney "Spirit Cavallo Selvaggio", il Best Of, l’MTV Unplugged, Robin Hood…ecc.ecc.
OK, va bene, ci credo.
Contribuisce tra l’altro ad alimentare la mia convinzione di stare per partecipare ad un evento storico la considerazione del mio amico Fabrizio: "nel film di South Park, gli USA dichiarano guerra al Canada accusandoli di avergli spedito Bryan Adams…"
Che cattivi. La Scura si rattrista, quando viene a conoscenza di questo fatto. Ma è solo un attimo (anche perché, scopriamo dopo, "il governo canadese ha chiesto più volte scusa…")
Ci diamo così appuntamento per il giorno del concerto, circa due settimane dopo. Ci teniamo in contatto telefonicamente: ogni volta la Scura mi chiama con un numero diverso (due cellulari TIM, due numeri diversi del posto di lavoro, il numero di casa…) Sono giunto alla conclusione che forse è inseguita dai servizi segreti e vuol far perdere le sue tracce.
L’appuntamento è fissato per le ore 17, davanti all’Ospedale Mauriziano. Io arrivo con dieci minuti di ritardo, dopo aver preparato il mio stupendo panino dietetico a base di pomodoro, mozzarella e una spruzzata di origano, comprato dei biscotti e dei succhi di frutta e dato da mangiare al gatto): potrei già quasi sentirmi in colpa, però della Scura non c’è nessuna traccia. Alle 17 e 20, tutto tace. Provo a telefonare a uno dei suoi numeri… ma il telefono squilla senza nessuna risposta (più o meno come cantava Zucchero, se mi passate la citazione). Dopo altri dieci minuti, du-du-du, ecco che lei compare: anche se in effetti non ricordandomi esattamente come era fatta (se non che è scura di capelli e di cappottino) avevo paura che fosse passata senza che io la riconoscessi.
Oh, in fondo l’avevo vista solo tre volte, prima di quel giorno!
Si parte così per Milano con i canonici 40 minuti di ritardo: il tempo è bello, il traffico scorrevole e, tra un cantiere e l’altro, il viaggio procede tranquillo.
Per tutto il tragitto la Scura continua a parlare di una fantomatica "Chevrie" (pronunciato "scevri") che, dopo un po', capisco essere la sua automobile. O forse si sta riferendo all'auto su cui ha viaggiato durante la sua vacanza in Canada dell'anno scorso. O forse si riferisce a qualche sua amica. O forse al suo animale domestico. La cosa curiosa (o grave, se siete degli psicologi) è che ne parla come se fosse un essere umano.
Ah, mentre sto scrivendo ho finalmente capito che "scevri" è il diminutivo di "Chevrolet"… che arguzia, eh?
Ad ogni modo, dicevo, il viaggio prosegue bene fino a… Milano! Al casello c'è infatti una coda stratosferica (vacc zozz porc putt merd).
Sono tutti fermi: davvero bella la tangenziale di Milano... speriamo che concludano al più presto l'alta velocità, per evitarci questi sfaceli nel futuro. Io e la Scura abbiamo quasi fame, e presto iniziamo a temere di non arrivare in tempo per il concerto (che non sappiamo se inizia alle 21 o alle 21.30, ci pare alle 21.30, boh, la Scura lo sa, la Scura non lo sa, la Scura potrebbe leggere sul biglietto che ha in borsa... ah, sul biglietto non c'è scritto!)
Resistiamo, stoicamente, senza mangiare. Diciamo pure che la paura di non arrivare in tempo ci toglie l’appetito.
Ma ecco che in qualche modo usciamo dal casino e imbocchiamo viale Certosa (tranquilla, piccola, io so benissimo dove si trova il Mazda Palace / PalaTrussardi / PalaVobis, e se smettono di cambiargli nome mi fanno anche un piacere...)
In prossimità del Mazda Palace ci sono posti liberi, ma noi puntiamo al posteggio interno... ecco che scavalcando buona parte delle macchine in coda (non è una tamarrata come afferma la Scura.: ci sono due corsie e per motivi ignoti loro sono in coda su una sola) ci presentiamo all'ulteriore casello per pagare l'ulteriore balzello (che rima, eh? E tenete a mente queste parole: "io mi segno tutto, poi dividiamo") e finalmente posteggiamo e corriamo verso l'ingresso.
La gente non è cinquantenaria come mi aspettavo (ah già, ma in realtà Bryan Adams ha fatto dischi ancora due anni fa...), ma ci sono anche tanti ragazzi. In particolare una (forse rumena) minigonnata che scende da un'auto ancora in coda e si avvia verso l'ingresso. La Scura storce il naso. Si ripiglia, però, quando vediamo dieci fessi (tanti quante sono le lettere che compongono il nome ed il cognome del Nostro Cantante) ambosessi vestiti ciascuno con una maglietta bianca con una lettera del suddetto nome... li chiameremo i "Cheerleaders dei Poveri".
Da notare che, sebbene io abbia con me uno zainetto neanche tanto piccolo con dentro le vettovaglie, ma che potrebbe contenere esplosivo, Sarin, agenti batteriologici, registratori, macchine da presa in DivX... nessuno dei poliziotti mi degna di uno sguardo. Meglio così. Forse si dà per scontato che a un concerto di un canadese vanno solo delle brave persone (con buona pace di South Park).
Il Canada mi ispira.
Probabilmente a un concerto di Ofra Haza la situazione sarebbe stata diversa. Pace all’anima sua.
Facciamo un salto alla toilette e presto andiamo nel parterre del concerto: c'è tanta gente, ma riusciamo a guadagnarci un posto abbastanza vicino al palco.
La Scura ci aveva tenuto a premettere che "lei il concerto vuole viverlo dal prato". E io devo ammettere che mi sono trovato d'accordo. Non come i miei coetanei che sono ormai troppo vecchi per queste cose! (già, ricordiamo che la Scura ha 7 anni meno di me, "ma saranno gli occhi, lo sguardo la voce... potrebbe essere mia zia!"… altra citazione… l’avete indovinata?) Nel mentre aveva anche parlato delle sue esperienze al concerto del Boss, e dei Metallica (al quale non era entrata perché un bagarino le aveva venduto dei biglietti falsi).
Non si può dire che la Scura sia una ragazza taciturna.
Sono le 21:00. C'è musica di sottofondo, evidentemente il concerto inizia alle 21:30... invece NO! Dopo pochi minuti compare il gruppo e il Bryan e la musica inizia (in cu#o all'autostrada!)
Ed ecco che la Scura inizia a saltare, o perlomeno, io prendo sulla fiducia quel che lei mi aveva ripetuto a lungo, ossia che "lei si scatena e diventa irriconoscibile, ai concerti"... perché data l'altezza e il buio del concerto io in pratica non la vedo (scorgo solo delle vaghe oscillazioni alla mia destra)
Le canzoni sono belle. Mi convinco di non aver buttato via dei soldi. Il giovane (ex-giovane, anche se non li dimostra tutti) Bryan è bravo e ha una faccia simpatica, potrebbe quasi candidarsi come presidente degli Stati Uniti (tanto per fargliela vedere...). Noi siamo abbastanza vicini al palco (saranno 20 metri da "lui", come ci tiene a precisare la piccola Scura, che non è una birra ma bensì la mia compagna di viaggio) e riusciamo a vedere abbastanza bene (ossia davanti non ci sono esagerati rompiballe). In compenso, dietro c'è una tipa che canta le canzoni conoscendo benissimo le parole ma con una voce estremamente stonata.
La cosa positiva è che ai lati del palco ci sono due maxi-schermi, nitidi, che ci permettono di vedere le immagini ingrandite degli artisti.
Il concerto prosegue. Le canzoni passano una dopo l'altra e io mi rendo conto del "perché" non mi ricordassi così tanti dischi del Nostro: è perché molte canzoni si assomigliano tra loro! (nota per gli esperti: per tre volte mi sembra che stia partendo "Cuts like a knife", ma le altre due volte era solo una che ci somigliava... di cui ora non ricordo il titolo. Non fatelo sapere alla Scura). Ma comunque, volevo dire, la musica è godibile, la batteria picchia e il pubblico è contento. Ogni tanto la Scura dice qualcosa riferendosi al batterista del gruppo, e così coglie l'occasione per ricordarmi che lei ama la batteria, che è una batterista in erba, che adora la batteria, che le piacerebbe suonare come batterista, che sta frequentando un corso da batterista, che la batteria è la sua vita... (un po’ come Alessandro Volta, in pratica: vedete, ci sono dei vantaggi nel non essere uno scrittore acclamato, perché in questo caso non avrei potuto scrivere questa battuta idiota!)
Già: ho dimenticato di accennare al fatto che, oltre a parlare della sua automobile come se fosse un'entità vivente, spesso la Scura parla di se stessa in terza persona. Speriamo che non sia grave.
Spring of ‘04
Quando partono le note di "Summer of '69" sono le 21:35 e questo momento è salutato da tutto il pubblico con un'ovazione. O forse sono io che me lo sogno, perché questa canzone mi piace davvero tanto. No, in effetti tutti saltano e battono le mani.
E' una versione particolare: le strofe vengono sussurrate da Bryan (e dalla platea), mentre il ritornello si scatena nella classica esplosione di rock. Ho già detto che questa canzone mi piace tantissimo?
Poi il concerto prosegue, mettendo in fila un po' tutti i pezzi più belli dell'artista (che fin dall'inizio aveva precisato, tra un "Grazie Milano" e un altro, che di dischi ne ha fatti 12 e che quindi non tutte le canzoni potevano essere cantate in quella serata). Infatti ci sono alcune lacune (e potete trovare altri anagrammi nell’Appendice A) che il pubblico esperto come me e la Scura colgono immediatamente.
Ma ecco che accade l'irreparabile: ad un certo momento il Canadese dice di voler cantare una canzone per la quale gli serve una cantante di supporto, che però non riesce mai a trovare. Non arrivo subito a pensare che la sua più famosa canzone in duetto è "When you're gone", cantata con quella "cima" della musica mondiale che è Mel C (l'ex Spice Girl). Di conseguenza, non realizzo subito che una sciagura di proporzioni immani si sta per abbattere sulla mia compagna d'avventura.
Bryan cerca nel pubblico una ragazza che salga sul palco a cantare con lui. Sulla testa della Scura (ossia poco più in basso della mia spalla destra) compare il fumetto del video di Bruce Springsteen "Dancing in the dark", nel quale il Boss prende sul palco una tizia per farla ballare con lui (e forse le promette anche che la sposerà). Il fumetto è circondato da fiori rosa, che simboleggiano la speranza che la scena si ripeta, ma con attori la Scura e Bryan. Ma, mentre una ragazza che assisteva al concerto poco avanti a noi si gira e, vedendo la Scura che si dimena dal sottobosco nel tentativo di farsi notare da Bryan, mi suggerisce di lanciarla sul palco... mentre sui maxischermi diverse gentildonne ammiccano nella speranza di essere portate al fianco di Bryan… ecco che sul palco sale STEFANIA.
Chi è Stefania? Chi è Stefaniaaaa?
Come la tizia si affretta a spiegare al Boss #2 (che ovviamente non conosce altre parole di italiano oltre al suddetto "Grazie Milano"), "ai em from neipols". E fin qui tutto bene. Cioè, insomma: mille chilometri per un concerto, niente male. Alcuni altri convenevoli... lei dice (in un inglese per nulla stentato) che un po' sa cantare... io intanto mi stupisco che ci sia gente, in Italia, che conosce l'inglese... E lo stupore mi passa un po' quando lei afferma "ai attend de iuniversiti", in risposta ad una domanda su cosa fa nella vita. Il buon Bryan non riesce a capire, lei continua a ripetere la frase che lui non può capire... finché parte la musica.
La canzone non è male, la tizia non canta neanche troppo male, ma la Scura è più scura del solito. Il peggio accade quando Stefania mette una mano sulla spalla del cantante, e presto si lascia andare ad abbracci più audaci. La gelosia compie il suo fato. Dubito che la Scura potrà mai avere altre amiche di nome Stefania. Per fortuna quella che me l’ha fatta conoscere si chiama Marina, almeno non sono costretto ad effettuare una scelta…
Ad ogni modo il concerto prosegue: per un paio di volte la band esce di scena, Bryan saluta, prende fiato, e poi ritorna.
Finché lo show termina, dopo circa un'ora e quaranta. Dei Cheerleaders dei Poveri, poche tracce e rare inquadrature da parte dei maxi schermi.
Il concerto è durato comunque troppo poco e la tipa si lamenta che Bryan poteva "darsi un po' di più". Be', va detto che lui era da solo, mentre Morandi Ruggeri e Tozzi erano almeno in tre.
Io cerco poi di consolare la Scura facendole notare che Stefania era alta quasi quanto Bryan. Se avessero chiamato la Scura sul palco, per fare il duetto lei avrebbe dovuto appendersi alla spalla del Canadese o procurarsi un trespolo. Forse avrebbe potuto fare un duetto col batterista, che almeno sta seduto.
Me myself & Carmen
Raggiungiamo la macchina nel posteggio, dove ci aspetta la cena che non abbiamo potuto consumare prima, causa la coda in tangenziale. Non abbiamo potuto consumare nemmeno altre cose, ma vabbe'...
Fa decisamente freddino, fuori dal Mazda Palace, in quanto si è alzato il vento. I consueti venditori di magliette, ammennicoli vari e panini/bibite sono sempre lì, e gli affari sembrano andare a gonfie vele. La Scura ha lasciato il cappottino in macchina e sta decisamente patendo, forse più che per Stefania. Anch’io patisco, al pensiero che per rubare un cappottino nero potrebbero anche avermi spaccato un vetro dell’auto.
I panini sono deliziosi. I biscotti pure. Le bevande anche. Parafrasando Bryan Adams, "è la più bella cena della mia vita".
No, mi sono fatto prendere la mano, scusate.
Aspettiamo che defluisca la massa di auto posteggiate. Passa almeno mezz'ora, in cui ci divertiamo a riepilogare le fasi salienti del concerto. Naturalmente nessun cenno a Stefania.
E finalmente si parte.
Imbocchiamo rapidamente l'autostrada per Torino. Ma ecco che un cartello minaccioso indica che "a Novara l'autostrada è interrotta" e c'è l'uscita obbligatoria. Non ci crediamo. Non vogliamo crederci, io e la Scura.
E invece è così. Io so bene quanto può essere incasinato uscire a Novara Est e riprendere l'autostrada a Novara Ovest. Ma il destino (o meglio, gli idioti delle Grandi Opere) mi evitano questa sofferenza: infatti l'autostrada è chiusa anche a Novara Ovest! Così proseguiamo, seguendo dei cartelli improbabili che indicano "Torino per di qua", ma che si guardano bene dal dire "l'autostrada non la riprendete per almeno 50 kilometri". E infatti arriviamo a Vercelli, dopo aver tallonato per un lungo tratto un furgone con una sola luce accesa (su sei) e che a un semaforo si era intrattenuto con una prostituta.
A Vercelli siamo di nuovo in autostrada. Ma... il sogno dura solo fino a Rondissone: altra uscita obbligatoria. Non ci posso credere. Cos'altro potrebbe succedere? Potrebbe piovere. E infatti... piove.
Insomma, si fanno quasi le due per quando siamo a Torino e riesco finalmente a scodellare la piccola batterista non bionda né rossa sotto casa sua. Abbiamo passato molto più tempo in macchina che al concerto, un grazie a tutti quelli che lavorano per noi nei cantieri stradali. Quando domattina la Scura si sveglierà (e si sveglia alle 6:30, come ci ha tenuto a ribadire per tutta la serata) vi penserà con affetto.
Non capisco perché, ma dopo aver pensato di fare un favore alla Scura programmando via Internet un SMS che arrivasse alle 6:30 (per facilitarle la sveglia), lei mi ha cazziato. Vai a capire questa gente che tiene il telefonino acceso di notte. Vai a capire anche questa gente che dice di svegliarsi alle 6:30 e poi mette la sveglia alle 7.
Ma… cos’è che vi avevo detto di tenere a mente??
Canada please forgive me
By G.Dar April ‘04