Il giorno che l'ho saputo, era accaduta una cosa particolare: ti avevo sognata
di nuovo, dopo tanto tempo. Che poi, mi avevano già accennato della cosa,
ma avevo messo da parte l'informazione perché in fondo non è che me ne importasse
molto.
Ma il mio cervello o il "destino" stavano tenendo i conti per me: e così
quella sera è spuntata la nostra fidata amica comune a raccontare del tuo
matrimonio e degli invitati e forse qualcos'altro che però non ho ascoltato
in quanto ero dal lato opposto del tavolo, e non volevo origliare.
E' stato un sogno curioso, lungo e approfondito come capita di rado: tutto
comincia col mio socio che mi dice "devo andare a fare un lavoro a Moncalieri"
e io "ah, sì, una volta conoscevo una ragazza... ricordo ancora l'indirizzo..."
Intanto ci incamminiamo, passiamo davanti alla scuola. Arriviamo a casa tua:
non è ben chiaro dove fosse il cliente, ma in breve tempo vedo il tuo pianerottolo,
l'ingresso, le stanze (sono vuote come se il cliente da cui fare il lavoro
fossi tu). Riconosco quasi tutto, dei teneri ricordi si mettono in moto, e
addirittura ad un certo punto noto che una stanza non è dove me la ricordavo.
Poi, dalla tua camera esci tu, un po più alta: dietro intravedo un ragazzo,
alto. Siete entrambi in pigiama.
Si parla un po', ma niente di che.
Successivamente ci sono anche i tuoi genitori. Intanto sia io che il mio
socio ci spostiamo nella casa e anche nel "giardino", come se si dovesse installare
un irrigatore. Ci sei di nuovo tu, da sola (e dell'altezza giusta!) Si parla
ancora di qualcosa (che non ricordo con esattezza).
Facciamo ancora un giro in casa, vedo la libreria in camera tua e altro.
Poco prima di andare via i tuoi genitori mi salutano e in particolare tuo
padre mi dà un bigliettino con il numero di telefono e mi dice "mi chiami,
mi raccomando, io sono Alfredo..." Io lo guardo con un po' di compassione,
pensando tra me e me "poveraccio, lui è morto..."
Lo so che ci sarà "tanta" gente, te compresa, che dirà che queste sono solo
pazzie. Io sono convinto che no. Anche se questa cosa
che era tanto tenera, ora non ha più senso, il mondo non può essere solo
la cosa banale che vediamo superficialmente con i nostri occhi, giorno dopo
giorno. Dev'esserci dell'altro.
Farò sorridere ancora qualche centinaio di persone, affermando che al sentire
nominare il tuo nome io sobbalzo un po' ancora oggi. Il passato è passato,
ma "le cose non dette" ardono, ardono più delle "cose in comune".
In attesa di "riuscire a crescere" anch'io. Ci riuscirò, prima o poi.
Dario